Sanremo: le meteore nel corso delle edizioni

Da Mino Vergnaghi nel 1979 a Barbara Cola piazzatasi dietro a Giorgia, ecco le meteore più conosciute del Festival di Sanremo

Due leggende della musica italiana, Vasco Rossi e Zucchero Fornaciari, arrivarono penultimi al Festival di Sanremo, Enrico Ruggieri e i suoi Decibel non andarono granché bene e le due future star Carmen Consoli e i Negramaro (tra i giovani) non passarono nemmeno il primo turno.

Il Festival della Città dei Fiori, che quest’anno si terrà dal 6 al 10 febbraio, si sa, da sempre si tratta di un mondo a parte, che esula dalle regole della discografia.

Quello che succede in quei giorni spesso inizia e finisce lì: accade infatti che i futuri grandi della musica vengano ignorati e che escano dei fenomeni in grado di catturare l’attenzione del pubblico, di piazzarsi e addirittura vincere il festival della Canzone Italiana, per poi sparire in poco tempo.

Si tratta delle meteore di Sanremo, stelle destinate a brillare e a implodere in poco tempo: vediamo insieme quelle che sono rimaste più impresse nella memoria collettiva.

Le meteore di Sanremo, che fine hanno fatto?

Uno dei primi personaggi cult, classe 1955, è Mino Vernaghi, il quale vinse il Festival di Sanremo del 1979 con Amare, ma la sua carriera finì poco dopo.

Forse, non proprio per colpa sua, visto che la sua casa discografica (la Ri-Fi) chiude e lui si trasferisce in Inghilterra. Cala così il sipario sulla sua carriera di interprete, ma Vernaghi avrà la rivincita.

Tiziana Rivale ha vinto il Festival di Sanremo del 1983
Tiziana Rivale ha vinto il Festival di Sanremo del 1983 – Wikimedia Commons @Rizzoli-Corriere della Sera – Archivio storico del Corriere della Sera – Sanremostory.it

 

Comincia a collaborare con Zucchero Fornaciari e, nel 1989, è autore di quel capolavoro che è Diamante, contenuto nel disco Oro, incenso e birra.

Nel 1992 è in tour con lui come corista e firma il testo della versione inglese di Va’ pensiero. È anche l’autore, insieme a Zucchero, di Di sole d’azzurro, di Giorgia, seconda a Sanremo nel 2001. Negli anni ha continuato a collaborare con entrambi gli artisti. 

L’edizione del 1983 è storica: in gara ci sono artisti come Vasco Rossi (Vita spericolata: penultimo), Matia Bazar (Vacanze romane: quarti), Amedeo Minghi (1950: eliminato): e chi ti va a vincere?

La biondissima Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà, pezzo tipicamente sanremese che più sanremese non si può (dicesi sanremese una canzone molto melodica, classica, solitamente lenta e di stampo sentimentale).

Già lo stesso anno del Festival Sarà quel che sarà vende poco e Tiziana Rivale abbandonerà presto i riflettori dello show business. Ma non il mondo della musica: ha vissuto a Los Angeles, ha continuato a cantare, è stata spesso in tv a Domenica In e, dal 2019, è nel cast di Tale e Quale Show.

Sempre nella stessa edizione si faceva largo a Sanremo Donatella Milani: un inizio precoce allo Zecchino d’Oro e un colpo di fulmine con il pubblico del Festival.

La sua Volevo dirti arriva addirittura seconda che è, sì, sanremese, ma ritmata e pop. È un problema alle corde vocali a fermare la carriera di Donatella, pur continuando a restare nel mondo della musica.

Negli anni Novanta Caterina Caselli e la Sugar la coinvolgono nel progetto discografico di Gerardina Trovato e la si vde in tv ne La notte vola e, di recente, alla prima (per una sola puntata) e alla seconda edizione di Ora o mai più. Curiosità: è anche l’autrice di Su di noi di Pupo, che parla proprio della relazione tra lei e il cantante.

Un altro personaggio sfornato dall’Ariston è Alessandro Canino: cantante fin da bambino, una gavetta nei pianobar, viene preso sotto l’ala protettiva di Giancarlo Bigazzi, storico autore italiano (Tozzi, Raf e Masini tra gli altri).

Canino ha la faccia da bravo ragazzo e i capelli ricci a caschetto e la sua Brutta è il tenero ritratto di un’adolescente alle prese con la fase della crescita, una canzone in cui si possono identificare molte ragazze.

Arriva sesto nella categoria Novità, ma vince il Telegatto come rivelazione. Ha un buon successo e torna altre due volte a Sanremo. Tra il 1999 e il 2001 sarà lì come inviato di alcune tv dell’Europa dell’Est, scompare dai riflettori, eppure continua a fare musica e approda anche lui a Ora o mai più.

Il caso di Antonella Bucci è di una meteora molto particolare, una stella implosa prima ancora di iniziare a brillare: è entrata nelle case degli italiani grazie a Eros Ramazzotti, poiché era lei la voce che duettava con l’interprete romano in Amarti è l’immenso per me, contenuto nell’album In ogni senso – la sua parte, in realtà, era destinata a Whitney Houston -.

Reduce da questo successo, Antonella Bucci arriva al Festival di Sanremo del 1993categoria Novità, con Il mare delle nuvole. È tra i favoriti, ma viene eliminata. E la sua carriera, ad alti livelli, si ferma lì. Lei però non smette di cantare: nel 2003 è in tour con Ramazzotti per Amarti è l’immenso per me, e pubblica molti altri dischi.

Cola, Di Cataldo, Minetti, Scanu e i Jalisse

Il 1995 è un anno storico per il Festival di Sanremo. Sotto l’egida di Pippo Baudo irrompe una nuova regola: i primi tre della categoria dei giovani possono essere promossi e concorrere tra i big alla vittoria finale.

Valerio Scanu vinse il Festival di Sanremo con "Per tutte le volte che"
Valerio Scanu vinse il Festival di Sanremo con “Per tutte le volte che” – ANSA – Claudio Onorati – Sanremostory.it

 

Quella dell’emergente che arriva a giocarsi tutto è una di quelle storie che piacciono al pubblico televisivo, e ne vedremo delle belle. Così accade che Barbara Cola, un passato da corista con Biagio Antonacci e Gianni Morandi, viene scelta da quest’ultimo per proporre, con lui, sul palco dell’Ariston In amore.

Il duo è subito il grande favorito: la Cola ha voce, classe, una canzone raffinata e un partner d’eccezione. Però, capita quello che non t’aspetti: dai giovani arriva Giorgia con Come saprei (scritta, tra gli altri, da Eros Ramazzotti) e, a sorpresa, vince e inizia la corsa verso il successo. Tutti dimenticheranno Barbara Cola: davvero un peccato. Continua a fare teatro, musical, e, di recente, approda anche lei a Ora o mai più.

Massimo Di Cataldo è veramente un talento che entra subito nei cuori di tutti in due edizioni di Sanremo: nel 1995 con Che ne sarà di me (secondo tra le Nuove Proposte) e nel 1996 con Se adesso te ne vai, tra i Big, seguito dall’album Anime, tre volte Disco di Platino.

Di Cataldo, capelli lunghi da rocker e sorriso da bravo ragazzo, fonde la melodia italiana con il rock ed è un musicista davvero valido.

Con il tempo il successo si affievolisce, ma Di Cataldo resta nel mondo della musica: tra le altre cose, registra negli studi Real World di Peter Gabriel e fa parte della giuria di Superstar Tour (uno dei primi talent show televisivi). Anche lui è nel cast di Tale e Quale Show e Ora o mai più

L’edizione del 1997, condotta da Mike Bongiorno, Valeria Marini e Piero Chiambretti in versione angelo o diavolo, poteva vantare canzoni rimaste nella storia come E dimmi che non vuoi morire, scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri per Patty Pravo e Laura non c’è di Nek.

Ma una regola, introdotta due anni prima e presente per l’ultima volta, consente ai finalisti non vincitori della sezione Nuove Proposte dell’edizione precedente di contendersi quattro posti tra i Campioni.

Così i Jalisse passano il turno e arrivano a vincere il Festival. Sono un duo (Fabio Ricci e Alessia Drusian, poi diventati marito e moglie) che qualcuno, in maniera temeraria, definisce gli Eurythmics italiani (probabilmente perché c’è un uomo alla chitarra e una donna alla voce).

A essere onesti, la loro Fiumi di parole è molto coinvolgente: un tappeto elettronico, un giro di tastiera insinuante, un ritornello rock. Però, somiglia parecchio a Listen To Your Heart dei Roxette… E non va bene sul mercato.

Il duo si eclissa poco dopo. Memorabile la loro apparizione nel film Ex, di Fausto Brizzi, dove fanno se stessi e cantano Fiumi di parole nella scena in cui Fabio De Luigi, per sfuggire all’ex di lei, porta la sua ragazza da Roma nella tentacolare Pescara.

L’anno successivo ecco un’altra sorpresa: nel 1998 a vincere è Annalisa Minetti con Senza te o con te, brano totalmente sanremese.

La cantante arriva dalla categoria dei Giovani, che vince, perché anche allora i primi tre emergenti potevano concorrere tra i campioni per la vittoria finale.

Annalisa viene da un’esperienza a Miss Italia ed è ipovedente, ma la sua canzone, però, non sfonda nel mercato, un po’ come tutti i pezzi di quell’edizione, che venne criticata dal Guardian che la definì “una sagra del Kitsch piena di canzoni terribilmente sentimentali”.

Annalisa Minetti tornerà al Festival nel 2005 con Toto Cutugno (secondi) e, sempre con lui nella serata dei duetti, nel 2008. Non è diventata una star della musica, ma si è fatta valere come atleta paralimpica: è stata bronzo nel 1500 metri alle Paralimpiadi di Londra del 2012.

Infine, gli anni che vanno dal 2009 in poi segnano un’altra era per Sanremo: in tv spopolano i talent show e al Teatro Ariston arrivano molte nuove leve sull’onda del successo di Amici e X Factor.

Nel 2009 trionfa Marco Carta con La forza mia. Ma il momento cult è il Festival del 2010, vinto da Valerio Scanu con Per tutte le volte che.

Il pezzo era stato eliminato nella seconda serata dal voto della giuria demoscopica, per poi essere ripescato il giorno seguente grazie al televoto.

La canzone, anche questa puramente sanremese, è passata alla storia per il verso culta far l’amore in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi”, è diventata un tormentone sul blog di Gino Castaldo ed Ernesto Assante di Repubblica.

Scanu non è una vera e propria meteora: la sua carriera, dopo quel Sanremo, ha avuto un’impennata, ma poi non è continuata ai livelli a cui ambiva. E la partecipazione a L’isola dei famosi non è proprio un buon segno.

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