Sul Lido di Venezia, settembre 2026 si tinge di novità e attesa. La 41ª Settimana Internazionale della Critica apre i battenti con sette film d’esordio provenienti da ogni angolo del mondo. A contendersi l’attenzione di pubblico e critica, pellicole che toccano corde profonde: dalla memoria al colonialismo, dalle identità di genere al rapporto tra uomo e tecnologia. Non mancano due lungometraggi italiani fuori concorso, tutti presentati in anteprima mondiale. Dietro la selezione, la delegata generale Beatrice Fiorentino e una commissione di esperti, pronti a guidarci in un percorso che attraversa Colombia, India, Tunisia e Brasile, tra storie urgenti e voci nuove.
Cinema come resistenza: storie che non si possono ignorare
Al centro di questa edizione ci sono sette opere prime che raccontano storie intense, spesso scomode ma necessarie. La rassegna si apre con un cinema che si fa strumento di resistenza. Il programma mescola fiction, documentari e sperimentazioni, creando un dialogo tra linguaggi tradizionali e innovativi. I film affrontano questioni attuali: dal controllo digitale sulle emozioni alla complessità della sessualità oggi, fino alle ferite lasciate dal colonialismo. Alcuni usano materiali d’archivio e persino l’intelligenza artificiale per scavare nella memoria personale e collettiva, altri raccontano territori segnati dalla violenza e dai cambiamenti sociali.
“The End of Times”, firmato dai colombiani Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas, è un esempio di questa fusione. In 80 minuti, il film unisce immagini di famiglia a riflessioni sul colonialismo e il capitalismo sudamericano, dando vita a narrazioni nuove e provocatorie grazie a un “anarchivismo audiovisivo” che manipola immagini esistenti. Dalla Tunisia, “The H@llow Man” porta in scena una distopia tecnologica: in un mondo dove i sentimenti sono vietati e controllati da bio-chip, Taha sfida la realtà con ipnosi e poesia, dando voce a emozioni che sopravvivono nell’ombra e criticando il controllo sul corpo e sulla mente.
Disabilità, precarietà e denuncia sociale tra Brasile e India
Il giovane brasiliano London lotta per la sua indipendenza nonostante una disabilità. Il suo lavoro in un locale fetish e il rapporto complesso con la sua identità medica e sessuale offrono uno sguardo intimo e originale sulla sessualità e sull’autodeterminazione. London teme che la sua esperienza venga ridotta a una semplice patologia, un tema di grande attualità in un mondo che giudica spesso il corpo in base a criteri medici e sociali.
Dall’India arriva “Our Share of Sand”, che racconta una comunità alle prese con lo sfruttamento della sabbia per l’industria. Maya, giovane testimone di un tragico incidente, si trova invischiata in una rete di corruzione, abusi e disuguaglianze sociali, mettendo in luce un problema ambientale spesso ignorato. Il film intreccia il dramma personale con la denuncia sociale, restituendo un ritratto vivido e attuale dell’India contemporanea.
Colombia e Italia: memoria, territorio e mascolinità tossica
“Meteorite” di Sebastián Múnera si snoda tra i paesaggi colombiani segnati dalla violenza, raccontando una storia di amicizia e memoria attraverso due donne. Le protagoniste si muovono tra spazi reali e simbolici, come un parco giochi costruito su un’ex tenuta legata al narcotraffico, offrendo una riflessione intensa sulle ferite ancora aperte della storia recente del paese.
L’unico film italiano in gara, “Prima della guerra” di Tommaso Usberti, affronta la mascolinità tossica e il razzismo con uno sguardo diretto. Guido, giovane cresciuto in un ambiente ostile, vede vacillare la sua identità quando incontra Sonia, immigrata kosovara. Il film scava nelle dinamiche sociali di un’Italia segnata da culture retrive, con attori capaci di restituire la complessità dei rapporti umani, lasciando aperta la possibilità di cambiare modelli di comportamento radicati.
Tra realtà e digitale: la metropoli sotto la lente del mistero
“Zoom In, Zoom Out”, esordio di Dong Jie, si muove sul confine sottile tra realtà e memoria virtuale. Il giovane game designer Shi cerca un coinquilino scomparso, seguendo indizi nascosti in un gioco online. Il film si presenta come un mistery che racconta il disagio della Generazione Z, schiacciata tra alienazione e la presenza costante dei dispositivi digitali. Attraverso questa indagine, emerge un ritratto originale di come la città, l’identità digitale e la memoria personale si intrecciano oggi, segnando le trasformazioni sociali e tecnologiche del nostro tempo.
Apertura e chiusura con due film italiani di spessore
La serata d’apertura è affidata a “Il grande Giaffa” di Marco Santi, che racconta la storia di Giacomo Falta, un uomo invisibile in cerca di sé, trasformato dall’incontro con una figura carismatica. Con Edoardo Pesce protagonista, il film esplora i confini fragili tra realtà e illusione nelle notti urbane, mettendo al centro il desiderio di riconoscimento e appartenenza, tra tensioni psicologiche e complessità emotive.
A chiudere la rassegna sarà “Rider”, musical metropolitano diretto da Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade. Segue la vita di Sami, giovane fattorino in bicicletta a Milano, e racconta precarietà e tensioni sociali attraverso un mix di rap, noir e racconto di formazione. Un incidente durante la notte di Capodanno e l’incontro con Nia aggiungono intensità emotiva, mettendo in primo piano temi come il lavoro senza diritti, il conflitto di classe e il desiderio di cambiamento. Nel cast spiccano Claudio Santamaria, Levante e Margherita Vicario, che danno vita a un’opera dal ritmo serrato e dalla forte carica sociale.
Cortometraggi italiani: giovani voci e sguardi freschi
La Settimana Internazionale della Critica si completa con la rassegna sic@sic, dedicata ai cortometraggi di autori italiani emergenti che ancora non hanno firmato un lungometraggio. Sette corti raccontano storie diverse, tra riflessioni sullo spazio fisico e virtuale, temi di sorellanza e tradizioni locali. “Dove le lacrime aspettano” di Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli parla della solitudine di tre fratelli in un borgo; “E-I-E-I-O” di Noemi Arfuso affronta con ironia la condizione post-umana attraverso immagini di sorveglianza; “Granchità” di Anaïs Landriscina e Chiara Toffoletto osserva i cambiamenti del Po e delle comunità fluviali.
Altri corti come “Gusci”, “Puca”, “Revolver” e “Se mai le cose” esplorano dinamiche sociali complesse, tra memoria, identità queer, miti locali e rapporti di potere. La sezione si apre con “Les Métamorphoses, au féminin” di Maria Giménez Cavallo, rilettura femminista delle Metamorfosi di Ovidio con Noémie Merlant, e si chiude con “Un breve incontro” di Liryc Dela Cruz, che racconta un incontro femminile e la precarietà.
La 41ª Settimana Internazionale della Critica conferma così il suo ruolo di osservatorio attento e innovativo sul cinema mondiale, sostenendo nuovi talenti e storie capaci di rompere gli schemi e di far riflettere sulle sfide sociali e culturali più urgenti del nostro tempo.
