«Proteggere l’ambiente, fare ricerca, valorizzare la cultura»: così Quilici sintetizza la missione del Parco, senza giri di parole. Non è solo un ideale, ma una linea d’azione concreta, che il Parco porta avanti con decisione. Oggi, mentre il dibattito sulla gestione del territorio si fa sempre più acceso, queste parole risuonano con forza. Non si tratta di promesse vuote: il Parco intende rafforzare il suo ruolo, adottando strumenti innovativi per la conservazione e la crescita del territorio.
La tutela dell’ambiente resta il cuore pulsante del Parco. Quilici sottolinea che chi gestisce queste aree protette non può limitarsi a sorvegliare passivamente il territorio. Serve un approccio attivo: interventi mirati per il risanamento, monitoraggio costante della biodiversità e lotta senza sosta a minacce come bracconaggio e inquinamento. Gli ecosistemi sono fragili, e reagiscono male ai cambiamenti improvvisi. Per questo ogni progetto deve essere studiato a fondo, rispettando le caratteristiche naturali e le specie autoctone.
Nel 2024 l’ente ha varato un piano che unisce metodi tradizionali e tecnologie digitali all’avanguardia. Droni per individuare incendi e aree danneggiate, sensori per controllare aria e acqua, banche dati per seguire in tempo reale l’andamento delle specie: questi strumenti aiutano chi lavora sul campo a essere più efficiente. La tutela diventa così una sfida tecnologica, ma sempre radicata nella conoscenza dettagliata del territorio.
Al centro della missione del Parco c’è la ricerca. Quilici mette l’accento sul fatto che ogni scelta deve poggiare su dati aggiornati e affidabili. Per questo l’ente collabora con università e centri di ricerca, sia in Italia che all’estero. Queste partnership permettono di fare indagini sul campo, esperimenti e raccolta dati che non restano solo sulla carta, ma influenzano direttamente le decisioni di gestione.
L’attenzione è puntata su temi cruciali: cambiamento climatico, tutela delle specie migratorie, impatto umano sugli habitat, riforestazione. Nel 2024, per esempio, sono stati studiati in dettaglio i percorsi di alcune specie di uccelli migratori, fornendo indicazioni preziose per creare corridoi ecologici. Risultati che aiutano a progettare interventi che non interrompano, ma rafforzino le dinamiche naturali.
La ricerca non si limita a zone isolate, ma coinvolge aree interne e territori di confine tra Parco e città, offrendo così una fotografia più completa e realistica del rapporto tra uomo e natura. In questo senso il Parco diventa un laboratorio permanente, dove testare soluzioni pratiche e sostenibili.
Oltre alla natura e alla scienza, il Parco punta anche sulla cultura. Quilici ribadisce che conservare le radici culturali è fondamentale per costruire un senso di appartenenza e stimolare un turismo rispettoso. Qui si intrecciano storia, arte e tradizioni con il patrimonio naturale.
Gli interventi vanno dall’organizzazione di eventi che celebrano le usanze locali alla creazione di sentieri tematici che raccontano la lunga storia delle comunità che hanno abitato queste terre. Nel 2024 sono state lanciate iniziative che coinvolgono artigiani, associazioni culturali e scuole, per trasmettere saperi legati all’ambiente, come tecniche di agricoltura sostenibile e raccolta di piante officinali.
La valorizzazione passa anche attraverso collaborazioni con musei e istituzioni culturali, che aiutano a far emergere reperti e storie spesso dimenticati. L’obiettivo è costruire una rete che favorisca inclusione, educazione ambientale e consapevolezza del patrimonio culturale unico di questo Parco.
In questa visione il Parco non è spettatore, ma protagonista attivo nel tessuto sociale e culturale, capace di portare benefici duraturi a chi vive e lavora in queste zone.
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