Peppino Di Capri se n’è andato nella sua amata isola, Capri, a pochi passi dal mare che ha ispirato tante sue canzoni. Aveva quasi 87 anni, li avrebbe compiuti il 27 luglio. La notizia ha colpito duro chi, da decenni, segue la musica italiana e riconosce in lui un simbolo vero di un’epoca. Due volte vincitore di Sanremo, pianista e cantante, ha attraversato i fermenti degli anni Cinquanta con uno stile elegante e una voce che nessuno dimentica. Ora, Capri si prepara a dargli l’ultimo saluto: i funerali si terranno domani, alle 17, nella storica Piazzetta.
Gli esordi di Peppino Di Capri e l’onda degli anni Cinquanta
Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri, ha iniziato la sua avventura musicale da bambino, imparando il pianoforte in un ambiente ricco di stimoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Capri fu un crocevia di influenze americane che segnarono profondamente il giovane musicista. Quel primo incontro con il rock’n’roll e la musica degli Stati Uniti lasciò un’impronta indelebile nel suo modo di suonare. Così, pur rimanendo legato alle melodie napoletane, riuscì a costruire un repertorio capace di parlare a un’Italia in rapida trasformazione.
Negli anni Cinquanta, in un’Italia che guardava al futuro con voglia di novità e leggerezza, nacquero Peppino Di Capri e i Rockers. La band portò in scena un sound fresco, leggero e ballabile, mai sentito prima da noi. Il twist e il rock’n’roll presero forma nel suo pianoforte elegante e nella voce calda, unendo tradizione locale e sonorità internazionali. Brani come “Nun è peccato”, “Roberta”, “Let’s Twist Again” e “St. Tropez Twist” segnarono la sua ascesa e conquistarono un pubblico affamato di novità.
Peppino Di Capri tra allegria, malinconia e un successo senza tempo
Peppino non fu solo il re del twist e delle serate in pista. La sua musica si muoveva su più piani, dalla spensieratezza di “St. Tropez Twist” alla profondità di “Champagne”. Quest’ultima è diventata il simbolo della sua capacità di raccontare amori e malinconie con sobrietà e classe, senza mai esagerare. “Champagne” è uno di quei brani che attraversano le generazioni, evocando subito immagini di serate eleganti e nostalgiche.
“Roberta” mostra un altro lato di lui: un pezzo romantico che si sposava con la leggerezza che caratterizzava il suo stile. La sua voce vellutata e il pianoforte delicato non avevano bisogno di effetti speciali per conquistare. Era un interprete misurato, che ha mantenuto la sua identità per decenni. Questo doppio volto, tra musica da ballare e canzoni più riflessive, ha fatto di Peppino Di Capri un artista unico nel panorama italiano.
Sanremo: trionfi, sfide e una carriera lunga mezzo secolo
Il rapporto di Peppino Di Capri con Sanremo è stato intenso e duraturo. Ha partecipato 15 volte dal 1967 al 2005, diventando uno dei volti più longevi del festival. La sua prima vittoria arrivò nel 1973 con “Un grande amore e niente più”, un brano elegante e malinconico che segnò il ritorno alla melodia classica, lontano dal twist degli anni precedenti. Superò concorrenti di peso come Peppino Gagliardi e Milva, rilanciando una carriera sempre capace di rinnovarsi.
Il secondo successo a Sanremo fu nel 1976 con “Non lo faccio più”, una canzone diversa, più narrativa e meno tradizionale. Quell’anno batté nomi come Wess & Dori Ghezzi, confermandosi un artista versatile, capace di muoversi tra stili diversi della canzone italiana. Oltre alle vittorie, molte partecipazioni hanno consolidato la sua fama. Nel 2023 è tornato al festival per ricevere il Premio Città di Sanremo alla Carriera, un riconoscimento che sottolinea l’importanza del suo contributo alla musica italiana.
“Champagne”: la vita di Peppino Di Capri raccontata in tv
Peppino Di Capri è tornato alla ribalta anche grazie alla fiction “Champagne – Peppino Di Capri”, trasmessa su Rai 1 nel 2025 e diretta da Cinzia TH Torrini. Il film ha ripercorso la sua vita, dalle origini a Capri fino al successo nazionale, raccontando momenti chiave della sua carriera e della sua vita privata. Dai primi contatti con la musica americana alle tappe più mature, con uno sguardo particolare alla famiglia e alla costruzione del mito.
La fiction ha mostrato un artista lontano dal divismo, sempre riservato e fedele a se stesso. Un racconto che ha messo in evidenza i mutamenti culturali dell’epoca e il forte legame con Capri. Dai primi esperimenti con il twist fino alle vittorie a Sanremo e al successo di “Champagne”, la storia di un musicista tra tradizione e innovazione.
Tra tradizione napoletana e pop internazionale: un artista a tutto tondo
Peppino Di Capri è spesso ricordato come uno dei grandi della canzone napoletana, ma la sua carriera è molto più ampia. Accanto ai brani tradizionali ha sempre affiancato generi diversi, dal rock’n’roll al twist, dagli standard internazionali alle melodie dei festival più importanti. Nel 1970 vinse anche il Festival di Napoli con “Me chiamme ammore”, confermando il legame con la sua terra ma con un tocco moderno.
Le sue frequenti partecipazioni a Sanremo e le vittorie del ’73 e ’76 dimostrano un artista capace di attraversare epoche diverse senza perdere il pubblico. La sua attività live è stata costante, mantenendo vivo il rapporto con i fan, che lo riconoscono come una voce e uno stile simbolo di un’epoca fondamentale per la musica italiana. Peppino Di Capri è stato un ponte tra passato e futuro, un punto di riferimento per generazioni di ascoltatori.
La vita privata: amori, famiglia e l’isola nel cuore
Peppino Di Capri ha vissuto due grandi storie d’amore. La prima con Roberta Stoppa, modella torinese conosciuta da giovane e poi sua moglie. A lei è dedicata la celebre “Roberta” del 1963, uno dei suoi brani più amati. Dal loro matrimonio nacque Igor, nel 1970. Dopo la separazione, Peppino si legò a Giuliana Gagliardi, studentessa napoletana di biologia, sposata nel 1978. Con Giuliana ebbe altri due figli, Edoardo e Dario.
La perdita di Giuliana, nel 2019 dopo una lunga malattia, ha segnato profondamente gli ultimi anni di Peppino, accentuando il suo carattere riservato. La famiglia è stata sempre al centro della sua vita, insieme all’isola di Capri, vero fulcro emotivo di un uomo che ha saputo raccontare attraverso la musica storie universali.
