Sanremo Story
 

IL 1993 - LA STORIA

A cura di Rey Brambilla


Questa è l’ultima edizione creata dal terzetto dei Patron (Bixio, Ravera e Aragozzini).

Subito è scandalo, per due avvisi di garanzia ad Aragozzini e all’assessore del turismo e dello spettacolo di Sanremo (in pratica quello del Festival) e si parla di chiusura di Sanremo (ma non sarà così). Aragozzini si siede in platea, dicendo che questo non è il “suo Sanremo” (lui vorrebbe gli stranieri accoppiati agli italiani e non più eliminazioni tra i Big) e Bixio si lamenta del fatto che tra i “giovani”, c’è un gruppo, i Fandango, la cui leader è la figlia del politico Dc Publio Fiori.

Il presentatore è come sempre Pippo Baudo che, dopo le esclusioni sulle partner come Donatella Pecci Blunt, Marta Marzotto e Ripa di Meana, opta per la sua pupilla (anche per ospitare un esponente della Fininvest), Lorella Cuccarini.

La presentatrice del Dopofestival sarà Alba Parietti, che avrà non pochi scontri con Baudo. La Cuccarini non farà gaffes, eccetto una potente: al malcapitato “giovane” Marco Conidi, chiederà cosa si prova ad abitare a Cinecittà la “parte sbagliata” di Roma.

Gli ospiti stranieri sono, come sempre, pochi ma ben calibrati: Diana Ross e Rod Stewart che, dopo l’umiliazione di due anni prima (in cui dovette cantare una sola canzone invece che due) arriva a Sanremo con una Rolls Royce bianca.

Tra i Big si vocifera dell’esclusione di cantanti-vip, non voluti alla manifestazione dai cantanti puri: Remo Girone, Fabrizio Frizzi e Sandro Ippoliti e Mino Reitano, che però canteranno la loro canzone, “Papà”, durante la sigla del Dopofestival (canzone curiosa per altro, poiché esalta la figura del Papà al posto della troppo glorificata Mamma).

Ancora una volta la selezione è durissima. Bocciati: Jo Squillo, che dopo lo smacco dell’anno precedente, torna con una ballabilissima “Balla italiano”, ballando sul palco freneticamente; Tony Esposito e i Ladri di Biciclette, in una miscela che però non fa uscire la particolarità dei due cantanti, con “Cambiamo musica”; Francesco Salvi, che si esalta con la surreale “Dammi un bacio”, dove arriva pure a saltellare anche Pippo Baudo; si ripresenta il mitico Peppino Gagliardi, dopo gli allori Sanremesi (1972-1973) ma la sua “L’alba” è molto bella ma troppo demodé; Peppino Di Capri, che porta un curioso ricordo dei grandi artisti scomparsi, “La voce delle stelle”, che non lo valorizza; gli Schola Cantorum, in un vano rilancio con “Sulla strada del mare” e il giovane Alessandro Canino che ci riprova con un adolescenziale “Tu tu tu” (originale il suono del telefono occupato).

Clamorose sono però due eliminazioni. La prima è creata da un unione nostalgica, tra: Maurizio Vandelli, i Dik Dik e i Camaleonti. Portano una canzone che evoca i loro anni e ha pure mille risonanze coi loro storici successi, “Come passa il tempo” ma non attecchisce sul pubblico giovane. Clamorosa la bocciatura di Milva. che va a Sanremo controvoglia, solo perché i discografici non accettano che la sua canzone vada nel suo album. La canzone è assai osé, “Uomini addosso”, che descrive in pratica un’orgia e la “pantera” ha atteggiamenti Brechtiani sul palco. Dopo la bocciatura Milva abbandona Sanremo, in iracondo silenzio.

Vince una canzone che crea lunghissime polemiche, “Mistero” di Enrico Ruggeri. Alcuni dicono che è la prima canzone rock a vincere a Sanremo, altri dicono che è piuttosto brutta. La sicurezza è che Ruggeri vince in suo secondo Sanremo (questa volta da singolo) e la sua vittoria era data da certa da tempo (Ruggeri a chi gli chiedeva se è il favorito rispondeva “mistero”!).

Secondo è il bravissimo figlio di Fabrizio De Andrè, Cristiano De Andrè, con la bellissima “Dietro la porta”. Il famoso padre si dirà soddisfatto ed orgoglioso, per la seconda volta, la prima è stata quando, ad undici anni, pescò un dentice da 10 Kg!.

Terze, a totale sorpresa, sono le due brave Rossana Casale e Grazia Di Michele (la prima si assuefa alla melodia della seconda) con la bella,”Gli amori diversi”. Le due artiste erano così impreparate che si aspettavano la loro eliminazione alla prima sera e che, al momento della premiazione, erano al ristorante a mangiarsi un piatto di orecchiette (pensarono ad uno scherzo di Scherzi a Parte”); si crede che il testo nasconda un amore omosessuale, anche a causa di un discorso intimo tra le due scoperto da “Scherzi a Parte”, ma in verità non è così poiché diversi è inteso come amori intensi.

In realtà il vero vincitore, doveva essere Renato Zero, tornato per la seconda volta a Sanremo (per promuovere la sua Fonopoli, un progetto a Roma per i giovani artisti). Renato porta un brano magniloquente, “Ave Maria”, accompagnato da un coro della Cappella Sistina; il pubblico in sala è in delirio ma lui sarà soltanto quinto in classifica.

Del resto alcuni Big danno stupore. Si presenta il vecchio e glorioso artista della musica napoletana, Roberto Murolo, sempre assistito dalla moglie, che si arrabbia con chi gli chiede se preferisce stare seduto durante l’esecuzione. La sua “L’Italia è bbella”, è davvero molto bella e il grande raggiunge la finale.

Dopo un’anonima esperienza tra le “Nuove Proposte”, entra, di diritto.tra i Big, Biagio Antonacci, a Sanremo con la moglie Marianna Morandi (figlia del grande Gianni). La sua canzone è piacevole, “Non so più a chi credere”.

Infine è curiosa la presenza di due sorelle in gara, spesso in diverbio tra di loro (si dice unite dal loro comune amico Renato Zero), Mia Martini e Loredana Bertè, che, potevano fare di più, cantano la bella “Stiamo come stiamo”. Per Mia sarà purtroppo l’ultimo Sanremo, poiché pochi anni dopo morirà misteriosamente per un overdose di cocaina (non si è mai capito se per una tragica fatalità o per suicidio).

Da notare: la bravura di Paola Turci, con “Stato di calma apparente”; la bellissima canzone di Amedeo Minghi, “Notte bella magnifica”, che il cantante sperava vincesse (come diceva anche la critica) ed è delusissimo del suo nono posto e “Sogno”,di Andrea Mingardi, che sfoga tutta la sua bella voce da soul.

Il resto non è molto rimarcabile: i Matia Bazar, che ricalcano il loro nuovo stile con “Dedicato a te”; Tullio De Piscopo, che ritenta il suo ennesimo successo con “Qui gatta ci cova”, canzone divertente ma non certo un successone ed infine Nino Buonocore, con la sua solita e melodica “Una canzone d’amore”.

Da notare anche la presenza di Mietta, accompagnata dai ragazzi di via Meda (tra cui si nota la presenza di un autore e poi cantante, per un certo periodo: Danilo Amerio) ma la canzone non è molto bella, “Figli di chi” e della “Nuova Proposta”, vincitrice della passata edizione, Francesca Alotta,che non si ripete con “Un anno di noi”.

Tra i “giovani” ci sono delle grandi sorprese. Prima di tutto la vincitrice, una giovane ragazza timidissima, che scoppia a piangere quando vince. Porta una canzone che farà un successo mondiale e si chiama “La solitudine”, lei avrà ed ha un successo stratosferico ed è Laura Pausini.

Seconda è una curiosa cantante, piena di grinta e voce, che canta appollaiata su un cubo, con una chitarra, si chiama Gerardina Trovato ed avrà un certo successo (nonostante un periodo di appannamento); la sua canzone “Ma non ho più la mia città”, descrive il suo viaggio da Catania a Milano per trovare lavoro e la sua nostalgia per Catania.

Terzo, infine, un giovane cantante, che porta un pezzo che farà discutere, “In te”, dove esalta la sua vocazione anti-abortista. Si chiama Filippo Neviani ma il suo nome conosciuto da tutti è Nek. Cambierà stile ed avrà, anni dopo, un successo immenso tra le ragazzine. Lorenzo Zecchino non si ripete e sparirà nel nulla. Esordiscono alcuni bravi cantanti ma senza futuro, tra cui Maria Grazia Impero, l’incredibile e rocckeggiante autrice di “Tu con la mia amica”. Deludono invece i protetti di Lucio Dalla: Braco di Graci (“Guardia o ladro”) e la corista Angela Baraldi (“A piedi nudi”). Nulla di fatto per i Fandango, il gruppo della figlia di Publio Fiori.


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