Sanremo Story
 

IL 1990 - LA STORIA

A cura di Rey Brambilla


Grandi novità per questa edizione di Sanremo.

Prima di tutto si cambia momentaneamente postazione, dall’Ariston al gigantesco Palafiori di Arma di Taggia; purtroppo non viene esaurito e quindi si sistemano le postazioni di modo che sembri pieno con le telecamere. Vengono sistemati finti scogli di polistirolo e mare sullo sfondo ma girano anche i pipistrelli (dai quali la super ospite straniera, Liza Minelli, sarà bersagliata e anche il batterista dei Pooh Stefano D’Orazio.

Ritorna l’orchestra, dopo il 1977, e si avvicendano come maestri, Vince Tempera, Augusto Martelli e Massimiliano Pani (il figlio di Mina) e altri.

Infine, per la prima volta dopo il 1965, si esibiscono ancora le accoppiate con gli stranieri, anche se stavolta gli stranieri possono tradurre la canzone nella loro lingua.

Per la prima volta, dal 1983, è abolito il Totip, votano le giurie e sono dati solo i primi tre posti.

Presentano Johnny Dorelli, un po’ logorroico e Gabriella Carlucci (per la seconda volta) con un vestito rosso alla Jessica Rabbit; i due non andranno d’accordissimo.

Poche sono le curiosità che precedono il Festival: il telegiornale satirico, “striscia la notizia”, fa giungere voci di un caso giudiziario per Adriano Aragozzini, che infastidito si chiude in un silenzio stampa. Sul palco entrano alcuni personaggi particolari: Antonio Cianci, un fondamentalista ecologico e Piero Chiambretti, che tenterà di cantare la canzone di Peppino Di Capri, “Evviva Maria”, ma verrà scacciato dall’infuriato manager del cantante, il marchese Gerini. Grandi super-ospiti come: Liza Minelli (felicissima di essere li), Tina Turner (come sempre giovanissima) e Rod Stewart (che non sa neppure cosa sia Sanremo).

Alla fine Aragozzini promuove un Sanremo Tour, per far conoscere la canzone italiana al mondo ma è un fiasco.

La vittoria è annunciatissima (tanto è vero che Dorelli si arrabbierà molto quando li presenterà) dei Pooh. Il gruppo va a Sanremo, tanto per provare in 26 anni ma dice subito che non ci tornerà più poiché è “una gabbia di matti”. La canzone è molto bella, “Uomini soli”, sulla solitudine umana ma il gruppo è accusato di varie cose: vorrebbero 30 milioni a testa per l’interpretazione a Sanremo ed inoltre si dice che abbiano voluto garanzie di vincere e quindi che i Big non siano stati alla loro altezza. Grandiosa la loro partner, Dee Dee Bridgewater.

Secondo è, per la quarta volta consecutiva (!!!) Toto Cutugno ma questa volta con una canzone bellissima, dal testo bellissimo,”Gli amori”, per la prima volta anche i giornalisti devono ammetterlo e non lo criticano. Il doppiaggio è del grandioso Ray Charles (a cui Toto sportivamente ammetterà gran parte del secondo posto) che però si scorda della sua interpretazione e non la porta in giro per il mondo.

Terzi infine sono Amedeo Minghi e la esordiente (dopo la vittoria nelle novità) Mietta. Cantano una bella canzone, che unisce la potenza vocale di Mietta e la particolare voce di Minghi, “Vattene amore”, che sarà conosciuta in tutta Italia per il modo di dire “trottolino amoroso”. Sono doppiati dall’ex-bambina prodigio e ora bambolona bionda senza talento, Nikka Costa.

Per il resto sono da notare i grandi ritorni: l’emozionatissima Caterina Caselli (lontana da Sanremo ormai dal 1971), ormai produttrice di successo, che però riprova il suo vecchio amore, con la bella “Bisognerebbe non pensare che a te”. Ritorna anche, seppur con molta pacatezza, Milva (assente dal 1974) con una bella (ma non certo fatta per vincere) “Sono felice” dove la “pantera di Goro” recita ancora oltre a cantare. Milva è replicata dall’ex-cantante scalza, Sandie Show.

Solita forte presenza femminile: Lena Biolcati (in gara contro il suo pigmalione D’Orazio) con la non bellissima “Amori”, si allontanerà dalla musica leggera (doppiata dal non vedente Gilbert Montagnè); Anna Oxa, dopo che Patty Pravo ha rifiutato la sua canzone definendola un “mortorio”, che ritorna da vincitrice in carica con i capelli neri e fluenti e con una bellissima “Donna con te”. A doppiare la Oxa vengono addirittura i “re” dell’imperante Lambada, i Kaoma; la giovane e brava autrice (ma destinata a non aver troppo successo) Grazia Di Michele, con “Io e mio padre”; la solita grandiosa Mia Martini (a cui è perdonato il gonnellino a fiori bianchi e grigi) con la bellissima “La nevicata del ’56”, dove descrive la Roma imbiancata dalla neve della sua infanzia ed infine la “Nuova Proposta” in carica, Paola Turci che riconferma con la bella “Ringrazio Dio” e la sua voce calda (Paola è doppiata dal bravissimo brasiliano Toquinho).

Tra i cantanti maschi si notano: Christian, solito melodico con “Amore”, che segna la sua ultima presenza; il già citato Peppino Di Capri, con una insolita canzone allegra e quasi latina “Evviva Maria”; Sandro Giacobbe, il solito melodico con “Io vorrei”; Mango, doppiato dal grande Leo Sayer, con una non eccezionale “Tu..si” e Mino Reitano, che si muove, al suo solito, cantando la piacevole ” Vorrei”. Da notare la bellissima canzone di Riccardo Fogli “Ma quale amore”, doppiato dalla brava Sarah Jane Morris. Inoltre c’è anche la partecipazione dei Ricchi e Poveri, sempre più innovati, che cantano “Buona giornata”, una bella canzone semi-jazz. All’inizio il trio aveva rifiutato lo straniero, perché troppo dispendioso ma poi ha voluto Jorge Ben.

Curiosità infine la partecipazione dei due fratelli Bella, questa volta uniti e non divisi (come nel 1981) con una molto bella “Verso l’ignoto”, doppiati dalla sorella di Michael Jackson, La Toya Jackson, che però non è certo pari alle attese. Particolare anche l’accoppiata tutta napoletana del percussionista Tony Esposito e dal fratello di Edorardo Bennato, Eugenio Bennato e la loro particolare “Novecento, aufwiedersehen”.

Infine c’è la nota di colore del comico Francesco Salvi, doppiato dal famoso (per quei anni) Papa Winnie, che canta “A”. la canzone col più breve titolo nella storia del Festival di Sanremo, dice Salvi, è nata da quando ha detto che andava A Sanremo.

Finalmente si torna ad un solo girone per le “Nuove Proposte”. Vince il toscano Marco Masini, della scuola di Bigazzi, con “Disperato”, una bella canzone che descrive infondo le tematiche del cantante in futuro, sempre intimistiche ma sempre accusato di essere triste. Masini avrà una certa carriera e mostrerà sempre la rabbia che ha dentro di se, nelle canzoni. Si notano inoltre Sergio Laccone e l’eterno Franco Fasano (“Vieni a stare qui”) che si porta al secondo posto e ritenta ancora l’avventura. Curiosa la seconda presenza di Gianluca Guidi, terzo con “Secondo te”, che verrà curiosamente presentato da suo padre, Johhny Dorelli. Inoltre si notano le presenze di Armando De Raza (il finto spagnolo), con l’ironica “Lambada strofinera”, un ennesimo prodotto di Renzo Arbore e la bravura della terza figlia di Celentano, Rosalinda Celentano (dai tratti un po’ mascolini) che canta la bella, ”L’età dell’oro”.


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