Sanremo Story
 

IL 1972 - LA STORIA

A cura di Mirko Fini


Roventi sono le polemiche all'inizio e durante il corso del Festival 1972.

Tante sono le innovazioni apportate quest'anno. Dapprima si elimina la doppia esecuzione e si invitano direttamente gli artisti a presentarsi con una canzona scelta per i propri mezzi vocali.

Questa decisione crea un certo malcontento tra gli artisti, ma soprattutto tra i discografici che vedono ridurre notevolmente il numero degli artisti ammessi in gara.
Per offrire ai telespettatori un programma di qualità, si ingaggia alla conduzione della rassegna nuovamente Mike Bongiorno affiancato questa volta dalla bella e brava attrice Sylva Koscina, inadatta però nel ruolo di conduttrice dove risulta impacciata. Paolo Villaggio invece viene scelto con il ruolo di "disturbatore", ma nonostante la sua bravura, il Festival lo intimorisce e solo parzialmente riesce ad assolvere il suo compito.

La gestione torna nelle mani del Comune che affida la direzione artistica ad Elio Gigante, noto per essere il più onesto tra gli impresari, per di più impresario storico di Mina.

Le canzoni pervenute alla Commissione di ascolto sono centodue. La commissione è presieduta da Pippo Barzizza e vanta la presenza di Mario Soldati e Roberto Gervaso. Viene ingaggiato anche Frank Pourcel noto direttore d'orchestra per ripetere i refrain in gara. A Nora Orlandi ed ai 4+4 il compito di supportare i cantanti nelle loro esecuzioni.

Tanti i cantanti non ammessi alla gara: Claudio Villa, Tony Renis, Robertino, Sergio Leonardi, Mino Reitano, Dino, Luciana Turina, Louiselle, I Capitolo sei, Orietta Berti.

Alla vigilia della manifestazione L'Unione Cantanti italiani (un sindacato) chiede la sospensione del Festival ed il rinvio di circa un mese, questo perché la Commissione e l'organizzazione non avrebbe tenuto conto di un articolo previsto nel regolamento festivaliero: ossia quello di includere nella rosa dei partecipanti, artisti di accertata fama.

Secondo il sindacato, sarebbero stati scelti nomi sconosciuti o poco noti. Dunque ecco che viene fatta una denuncia alla pretura chiedendo di verificare tutte le operazioni sinora svolte. Gli esclusi chiedono ai colleghi in gara di essere solidali con loro e la sera antecedente alla prima, la pretura effettua i controlli dalle ore ventidue alle ore 9.00 del giorno successivo per constatare che le operazioni effettuate sono regolari.

Dal punto di vista artistico tanti sono i cantanti noti con brani piuttosto scadenti: Gianni Morandi al suo debutto presenta un brano dal titolo "Vado a lavorare", Domenico Modugno con una canzone ecologica incita gli ascoltatori all'assenteismo sul lavoro, Gianni Nazzaro giura di non cadere più nelle morse dell'amore con la sua "Non voglio innamorarmi più". Anche Milva e Gigliola Cinquetti presentano due brani minori rispettivamente "Mediterraneo" e "Gira l'amore".

Tra i finalisti c'è anche Donatello con la sua ossessionante "Ti voglio"e i Ricchi e Poveri ai quali viene assegnata un brano composto da Romano Bertola vincitore di un concorso "Una canzone per Sanremo", dal titolo "Un diadema di ciliegie".

Davvero pochine sono le canzoni degne di nota che non giungono in finale: "Amici mai" un ottimo brano presentato da una raffinata Rita Pavone ormai lontana dallo stereotipo del "maschiaccio", Angelica una giovane e brava emergente che propone un brano di ispirazione folk "Portami via"ed Anna Identici che per prima porta al Festival una canzone di chiaro contenuto politico "Era bello il mio ragazzo" che tratta degli omicidi bianchi, canzone che viene ripresa dal Pci per la sua prossima campagna elettorale. Addirittura il Tg dedica un servizio alla cantante esclusa dalla manifestazione, cosa assai rara finora.

Gli Aguaviva e Roberto Carlos, unici stranieri in gara deludono con le loro scialbe canzoni, cosi come I Nuovi Angeli, Bobby Solo, Tony Cucchiara e Michele. Escluse anche Carla Bissi (in seguito Alice) con un brano scritto da Memo Remigi "il mio cuore se ne va", Marisa Sacchetto, pupilla di Mina con un pessimo brano scritto da Paolo Limiti dal titolo "La foresta selvaggia". Queste due cantanti provengono dal Festival di Castrocaro avendolo vinto in anni precedenti.

L'altra vincitrice è Mara Nanni che viene inserita nell'organico della Orlandi. Debutto anche per Delia con un brano scritto da Ciro D'Ammicco.

Tante sono i successi che ancora una volta nonostante i dubbi di tutti riescono a vendere: "Piazza grande" un sirtaki cantautoriale proposto da Lucio Dalla e dedicato alla sua città, "Montagne verdi" orecchiabile brano scritto da Gianni Bella ed interpretato da Marcella Bella che si rivela al grande pubblico, "Se non fosse tra queste mie braccia lo inventerei" un'ottima canzone tendente al soul scritta dalla Suligoj per Lara Saint Paul che riceve l'applauso più lungo della manifestazione e l'orientaleggiante "Jesahel" con tanto di assolo flautistico alla Jethro Tull, dei Delirium, gruppo capitanato da Ivano Fossati.

Sul podio ancora una volta però canzoni tradizionali: Vince Nicola Di Bari riuscendo a conquistare ben tre vincite nello stesso anno con "I giorni dell'arcobaleno" delicata composizione che parla della "prima volta" di una ragazza.

Segue Peppino Gagliardi con la sua "Come le viole", canzone melodica aiutata dalla interpretazione lacrimosa e sentita di Gagliardi.

Al terzo posto si piazza Nada con la sua "Re di denari"brano che conquista successivamente il pubblico spagnolo e francese.

A fine manifestazione calano le vendite e gran parte dei partecipanti si dicono delusi. L'unico ad essere soddisfatto è Pietro Parise all'epoca sindaco di Sanremo il quale sostiene che il festival è patrimonio pubblico e come tale va conservato.


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