Sanremo Story
 

IL 1968 - LA STORIA

A cura di Mirko Fini


Dopo la scorsa edizione segnata dal tragico evento di Tenco, ci vuole qualcosa di davvero importante per riorganizzare questa annata sanremese. L'unico ad essere confermato è il direttore artistico Gianni Ravera supportato tra l'altro dalla Ata di Radaelli.

Cambiano i presentatori. Debutta Pippo Baudo già noto per il suo programma "Settevoci", accompagnato dalla garbata Luisa Rivelli, attrice e giornalista.

Si elimina la Commissione di ripescaggio per paura che si possa ancora un volta insoddisfare le aspettative degli artisti.

Il grande virtuoso del vibrafono Lionel Hampton è ingaggiato per ripetere i refrain delle canzoni prima di sottoporle all'esame delle giurie.

Le canzoni tornano ad essere ventiquattro. Gareggiano in due serate e le sette più votate accedono alla finale.

Tra le esclusioni, tanti sono i nomi di rilievo che inizialmente sembravano certi ma che non partecipano: Aretha Franklin, Sarah Vaughan, Nana Mouskouri, Fred Bongusto, Jimmy Fontana, Carmen Villani, Isabella Iannetti, Mirna Doris, Mara Del Rio e Maurizio Arena che avrebbe dovuto proporre una canzone dedicata alla figlia dell'ultimo Re d'Italia, con il quale ha una relazione.

Dal punto di vista artistico tanti sono i debutti: Fausto Leali che con il re del rithm and blues Wilson Pickett propone il brano di successo "Deborah" confermando la sua popolarità, Albano noto per aver vinto la sezione giovani del Festivalbar 67 che con la folksinger Bobby Gentry propone "La siepe" una canzone che parla della voglia di emigrazione dalla provincia per cercare lavoro in altre città più grandi, Dino che con la simpatica Wilma Goich interpreta un samba all'italiana dal titolo "Gli occhi miei" e Massimo Ranieri che con i Giganti propone un brano che parla dei ricordi dell'infanzia, come recita lo stesso titolo "Da bambino".

Tanti sono i nomi stranieri che giungono in riviera: da Eartha Kitt, la voce cupa del jazz che canta e recita in coppia con Peppino Gagliardi un ottimo brano di Carlo Alberto Rossi "Che vale per me" poi ripreso con successo, alla fine della manifestazione da Mina, Shirley Bassey con la sua potente voce per interpretare la debole "La Vita", Dionne Warwick che accetta di tornare alla manifestazione purché l'organizzazione le permetta di ascoltare tutti i brani in gara, scegliendo poi "La voce del silenzio" un incredibile successo scritto da Paolo Limiti, Timy Yuro che con la sua grande vocalità riscatta "Le solite cose" composta da Pindo Donaggio che ne ripete l'esecuzione, la giapponese Yoko Kishy che con Annarita Spinaci presenta "Stanotte sentirai una canzone" composta da Franco Bracardi, Sacha Distel attore e cantante soprannominato "Il Signor Bardot" a causa della relazione intrattenuta con Brigitte attrice francese cinematografica all'apice del suo successo e Louis Armostrong che accompagnato dall'orchestra di Hengel Gualdi, canta in un italiano maccheronico il valzerone "Mi va di cantare" ripetuto in maniera swing-jazz dalla brava Lara Saint Paul.

Armstrong non ha capito il meccanismo del festival e non sa che deve cantare una canzone e basta, pensa infatti di doversi esibire per quarantacinque minuti ed alla fine del brano sanremese apre una jam-session con la sua tromba. L'impacciato Pippo deve continuare lo spettacolo per cui è costretto ad interromperlo ed il grande del jazz gli dà un'occhiata che è più eloquente di tante parole.

Da Castrocaro provengono invece Elio Gandolfi e Giusy Romeo che però non accedono in finale con le loro canzoni un poco sottotono.

Tra i successi di questo festival raggiungono la classifica "Quando m'innamoro" proposta da Anna Identici e ripetuta dal gruppo The Sandipers, Gigliola Cinquetti che con Giuliana Valci tengono a battesimo il debutto di Roberto Vecchioni autore del loro brano "Sera", Little Tony che con Mario Guarnera canta "Un uomo piange solo per amore", canzone che sottolinea nuovamente la forza del sesso maschile di fronte alle sventure che la vita ci regala.

Tra le canzoni eliminate bisogna evidenziare "Per vivere" ottimo brano scritto da Umberto Bindi per Iva Zanicchi e Udo Jurgens, "Il posto mio", raffinata canzone proposta da Domenico Modugno e Tony Renis, "La farfalla impazzita" composta da Lucio Battisti per Johnny Dorelli e ripetuta da Paul Anka e l'ariosa e melodica "Tu che non sorridi mai" ben intrpretata da Orietta Berti supportata dalla grande vocalità di Piergiorgio Farina virtuoso del violino.
Vince questa edizione Sergio Endrigo con la sua "Canzone per te" ripetuta dal brasiliano Roberto Carlos, anche se avrebbe preferito duettare con la sua scoperta Marisa Sannia.

Quest'ultima si piazza al secondo posto con Ornella Vanoni nell'interpretazione di "Casa Bianca" composta da Don Backy che l'avrebbe dovuta interpretare se non avesse litigato con Il molleggiato e capo del Clan Adriano Celentano suo discografico. Infatti sembra che Celentano non abbia versato al suo "luogotenente" alcuni milioni per le royalties sulle vendite di alcuni precedenti 45 giri. Seccato il molleggiato intima a Ravera di lasciare a casa Don Backy altrimenti lui non potrà essere presente alla manifestazione e per castigarlo decide di dimenticarsi le parole del suo brano "Canzone" composta dal suo ex amico che nonostante questo si classifica al terzo posto, soprattutto grazie all'ottima interpretazione di Milva.

Tutto questo serve a riportare in auge la manifestazione ed a cancellare quell'alone di grigio iniziale che aleggiava sul festival.


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