Greta ha dieci anni ma guarda il mondo con uno sguardo che sa di futuro. Non è una ragazzina qualunque: dentro di sé porta la determinazione di chi sa che non si può restare fermi. È questo il cuore pulsante di “Greta e le favole vere”, il nuovo film di Bernardo Carboni. Qui animazione e attori veri si intrecciano per raccontare l’ambiente, ma non con nozioni o sermoni. Lo fanno attraverso fiabe, storie che parlano al cuore. Al centro, un cucciolo di orso polare catturato da due bracconieri, un simbolo potente di una lotta che riguarda tutti noi. Intorno a lui, si muove un gruppo di personaggi – giovani e adulti – che portano sulle spalle le contraddizioni di un mondo sospeso tra sogno e realtà.
La vera novità di “Greta e le favole vere” sta nella sua forma. Carboni, con Fabio Di Ranno e Valeria Giasi alla sceneggiatura, ha scelto di unire animazione 2D e computer grafica per dare vita a una storia che mescola reale e fantastico. Il cucciolo d’orso, creato con la grafica digitale, si muove in un mondo di personaggi reali, regalando un tocco di meraviglia al racconto. Questa fusione visiva sottolinea la natura fiabesca del film, che però non rinuncia a temi concreti come il degrado ambientale e la necessità di un impegno collettivo. La fotografia accurata crea un’atmosfera delicata, quasi sospesa, mentre la colonna sonora accompagna senza mai sovrastare.
Non tutto funziona alla perfezione: l’incontro tra digitale e live action passa da momenti di grande suggestione ad altri meno convincenti. Ma il coraggio di Carboni è chiaro: parlare di ecologia con una favola significa rivolgersi a un pubblico ampio, dalle famiglie ai bambini, proponendo una storia semplice ma piena di senso. L’animazione del cucciolo d’orso non è solo un espediente tecnico, ma un modo per dare voce a una creatura simbolo di fragilità e resilienza, che deve ritrovare la sua casa lontano dalle minacce dell’uomo.
Il film si regge su un cast variegato, che mescola volti nuovi e attori esperti. Sara Ciocca è Greta, con una spontaneità che dà credibilità al personaggio. La sua interpretazione regge il peso della storia, sostenuta dal giovane Mattia Garaci, che nel ruolo di Sauro, compagno di avventura e testimone della lotta ambientalista, aggiunge un tocco di autenticità, perfetto per i più giovani.
Tra gli adulti spiccano Federico Cesari, che interpreta il “cantastorie”, una figura che rompe la quarta parete e arricchisce il racconto, e Demetra Bellina, la babysitter dal carattere empatico e protettivo. Questi attori creano un equilibrio su cui si basa gran parte della narrazione.
Diversa la situazione tra gli altri adulti. Raoul Bova e Donatella Finocchiaro sono i genitori di Greta: rappresentano un rapporto spesso distante e chiuso nei confronti della figlia, incarnando incomprensioni e resistenze tipiche di molte famiglie oggi. Sabrina Impacciatore inserisce un tocco comico, soprattutto nelle scene più leggere, mentre Darko Peric dà vita a un personaggio volutamente sopra le righe, che però non sempre si integra bene con il resto del cast.
Il punto di forza di “Greta e le favole vere” sta nella scelta di raccontare una realtà complessa attraverso le lenti della favola. Questo approccio dà al film una sensibilità particolare, capace di emozionare e di far riflettere sul presente. Qualche dialogo troppo esplicito e qualche svolta prevedibile, però, rischiano di togliere freschezza alla narrazione. Nonostante questo, il film ha il merito di portare una ventata nuova nel cinema italiano, spesso troppo legato a schemi prevedibili e poco incline a sperimentare.
L’identità visiva che ne esce è frutto di un lavoro attento, che combina tecniche diverse per raccontare una storia semplice ma decisa a farsi sentire. Il messaggio ambientalista è il filo rosso che guida ogni scelta, dai personaggi agli ambienti, fino alla struttura stessa del racconto, pensata per coinvolgere un pubblico vasto, soprattutto le famiglie. Anche se a volte si affida a un didascalismo necessario per sottolineare temi importanti, la pellicola mantiene una leggerezza e una grazia che la rendono interessante.
Alla fine, il film si presenta come un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a non rinunciare ai sogni anche quando la realtà è complicata, e a saper ascoltare i più giovani, veri protagonisti di un futuro da proteggere. La fantasia che attraversa il racconto di Greta continua a sprigionare quella meraviglia indispensabile per affrontare insieme le sfide del nostro ambiente.
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