Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 2 al 12 settembre 2026, Venezia 83 si prepara a ospitare le Giornate degli Autori, una vetrina che da sempre sfugge alle logiche del mainstream per offrire cinema autentico e originale. Quest’anno, la 23ª edizione porta con sé un omaggio sentito a Giorgio Gosetti, anima e fondatore della rassegna, recentemente scomparso. Tra anteprime mondiali e titoli d’autore, la selezione si presenta ricca e variegata, con un occhio di riguardo alle produzioni italiane e alle donne registe che danno voce a nuove narrazioni.
Ad aprire le Giornate degli Autori è My Notes on Mars, il primo film in inglese della regista ungherese Lili Horvát. Nel cast, Mackenzie Davis è Margot, scienziata in crisi con il marito Sam, interpretato da Rupert Friend. La trama si snoda tra una scomparsa misteriosa durante un’escursione e un’apparizione quasi miracolosa al funerale organizzato per lui. Margot, senza ricordi, si aggrappa a una ricerca su Marte, creando una tensione sottile tra passato e presente. Un dramma psicologico che promette di coinvolgere e far riflettere.
La selezione ufficiale conta dieci titoli che raccontano esperienze diverse e profonde. María Aparicio, con A veces me entra tristeza, otras veces rebelión, porta lo spettatore nel mondo precario dei giovani artisti argentini, con uno sguardo attento alle difficoltà sociali ed economiche. Il racconto parte da Madrid, seguendo Eva e Dante, due connazionali tra memoria storica e vicende personali.
Agata the Writer, diretto da un regista polacco, vede Mia Wasikowska nei panni di una scrittrice australiana a Sarajevo, chiamata a riflettere sulla responsabilità di raccontare una guerra mai vissuta. Il film mescola finzione e testimonianza, sfidando il confine tra storia e arte.
L’Italia si fa sentire con Balcanica di Nicola Sorcinelli, ambientato lungo la rotta balcanica. Qui, un direttore d’orchestra e suo figlio fuggono dal loro paese dopo il divieto di suonare musica. Matilda De Angelis, anche produttrice associata, interpreta una dottoressa che incrocia il loro destino. Il film denuncia le difficoltà dei migranti, i respingimenti e le violenze subite nel tentativo di trovare una nuova vita in Europa.
Camouflage, opera prima di Mykyta Gibalenko, racconta la storia di un ventiduenne ucraino costretto a trasferirsi in Germania a causa della guerra. Emergono tensioni familiari e la fatica di costruirsi un’identità in un contesto nuovo, segnato dal conflitto nel paese d’origine.
Dear Ajayi, primo film nigeriano alle Giornate, riporta agli anni Novanta e segue due sorelle che condividono la stessa casa ma vivono realtà opposte: una religiosa e responsabile, l’altra aspirante cantante ribelle. L’arrivo della madre malata fa emergere rancori e tensioni, mettendo a nudo dinamiche familiari e sociali.
I Plant My Hand in the Garden mescola documentario e finzione per raccontare la storia di Hoda, rifugiata iraniana incinta, e Boris, uomo queer serbo. Il film esplora con intimità le difficoltà di costruire una famiglia tra burocrazia, differenze culturali e aspettative sociali.
Les Indes porta lo spettatore nel Seicento, in un viaggio diplomatico tra Spagna e Francia tra guerre e rivolte. Il dramma storico si trasforma in un western atipico, riflettendo sulle origini dell’ordine politico moderno.
Salón de Belleza, della messicana Nathalia Acevedo, si distingue per un’atmosfera rarefatta e una narrazione essenziale. In un contesto segnato da una misteriosa malattia, un parrucchiere gay trasforma il suo salone in rifugio per malati abbandonati. Un film che parla di cura, isolamento e dignità con pochi dialoghi e immagini forti.
Chiude la selezione Une femme aujourd’hui di Robert Guédiguian, che racconta la crisi di Juliette, trentacinquenne con una carriera in finanza. Un’aggressione durante un evento aziendale scatena una serie di cambiamenti che la spingono a rivedere le proprie certezze. Il regista riunisce il suo abituale gruppo di attori per un ritratto intenso della condizione femminile oggi.
La chiusura delle Giornate sarà fuori concorso con Peau d’homme, commedia musicale queer e femminista ambientata nel Rinascimento italiano. Diretto da Léa Domenach e ispirato alla graphic novel di Hubert e Zanzim, racconta la storia della principessa Blanche, che usa una pelle magica per assumere sembianze maschili e conoscere il futuro marito. Tra le protagoniste, Catherine Deneuve e Karin Viard, affiancate da un cast variegato che include la cantante Claire Pommet, nota come Pomme, e il musicista Eddy de Pretto.
Il programma prevede cinque eventi speciali che spaziano dalla documentazione biografica a ritratti intimi. Carla Lonzi, figura chiave del femminismo italiano, è protagonista di un documentario di Francesca Archibugi che ne esplora il pensiero, il rapporto con la maternità e il ruolo nel movimento femminista, con materiali d’archivio e testimonianze, tra cui quella di Nanni Moretti.
Un altro omaggio importante è rivolto all’artista argentino Rubén Santantonín con El fantasma di Ignacio Masllorens e David Lamelas. Il film indaga sulla ricostruzione cinematografica di una vita volutamente nascosta, esplorando tracce e assenze di un percorso esistenziale fuori dall’ordinario.
Il film Il Massacro, con Cosimo Messeri, racconta la crisi di un regista alle prese con fallimenti e la ricerca di senso attraverso interviste a donne conosciute su app di incontri. Una narrazione intensa tra autobiografia e documentario.
Al Baraneya di Ashgan El-Hamus segue una famiglia egiziana in lotta con nuove prospettive di vita. La vendita dei terreni di famiglia scatena conflitti, mentre Amal, incinta, sogna un futuro diverso al Cairo.
Completa il quadro Se venisse anche l’inferno di Samuele Rossi, ambientato nelle Alpi nell’inverno del 1944. Un giovane partigiano sopravvive isolato dopo un’imboscata, con un cast che include Giorgio Colangeli e Giusi Merli.
La sezione Notti Veneziane celebra il cinema italiano moderno. Si apre con Scarpe rotte di Roberta Torre, dove Barbara Ronchi è una delle due donne che resistono nella Roma della Seconda guerra mondiale, cercando rifugio nella complicità e nell’immaginazione. Il film rende omaggio a Natalia Ginzburg.
Anatomia di un ritratto, di Francesco Clerici e Mattia Colombo, ricostruisce la vita di Fernanda Wittgens, prima donna a dirigere la Pinacoteca di Brera. Attraverso lettere e ricostruzioni, Sara Drago dà voce a una figura fondamentale per la storia dell’arte.
Con Auber 89, Giuseppe Schillaci racconta la perdita di memoria di un attore, interpretato da Fatsah Bouyahmed, che cerca di ritrovare se stesso attraverso vecchi filmati della periferia parigina anni Ottanta.
Domenica capitale – Genere Domenicale di Giovanna Giuliani segue due donne prossime alla pensione impegnate in attività di ascolto sociale, recuperando il senso del tempo collettivo e personale.
La leggenda del deserto di Elisabetta Giannini mette a confronto memoria e attesa del popolo saharawi, seguendo il viaggio di una bambina nei campi profughi negli anni Novanta e il suo ritorno trent’anni dopo.
Memoria del lampo di Riccardo Giacconi segue le indagini di una giornalista radiofonica su un omicidio degli anni Ottanta in Italia centrale, intrecciando suoni e voci di un passato oscuro.
Il mestiere di Beppe Tufarulo, con Luigi Lo Cascio, racconta un uomo che ridà vita ai defunti tramite cuori meccanici impiantati artificialmente, una storia sospesa tra fantasia e realtà.
Uno si distrae al bivio di Alessandra Lancellotti attraversa la Lucania rurale tra canti tradizionali e poesia, mettendo in luce lotte sociali antiche e attuali.
Chiude la sezione Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore di Federico Francioni e Samuele Sestieri, che segue tre mesi nella vita di Chiara, attrice precaria alle prese con le sfide di una Roma in trasformazione.
La sezione #confronti torna con proiezioni e dibattiti su temi sociali e culturali. Tra i quattro film spicca Fame d’aria di Giuseppe Bonito, ispirato al romanzo di Daniele Mencarelli. Racconta Pietro, padre di un ragazzo autistico, costretto a fermarsi durante un viaggio in Puglia e a fare i conti con le proprie difficoltà.
I Nisidiani, documentario di Riccardo Brun, racconta un decennio di attività letteraria e culturale nell’Istituto Penale per Minorenni di Nisida, mostrando il potere della parola come strumento di riscatto.
Mare mosso di Roberto Cimpanelli, con Eduardo Scarpetta e Beatrice Fiorentini, è un noir umano e intenso ambientato a Ostia, dove il passato dei personaggi si intreccia con un segreto da scoprire.
Completa la sezione Waiting for Ken Loach di Simone Amendola, di cui per ora si conosce poco sui dettagli e i protagonisti.
Il programma include anche incontri sulle condizioni del settore audiovisivo, organizzati con SIAE, associazioni degli autori e altre istituzioni, favorendo il dialogo tra professionisti, studenti e appassionati. Spiccano una masterclass dedicata al pittore e cartellonista Carlantonio Longi e l’incontro Africa Chiama, per promuovere lo scambio tra cinema italiano e africano.
Tra le novità più attese ci sono due corti del progetto Miu Miu Women’s Tales. Discipline, di Mona Fastvold, vede Amanda Seyfried in un collegio austero nel Nord Italia, dove la routine rigida di bambole a grandezza naturale diventa una potente metafora. Avec Kim, diretto da Claire Denis, mette insieme la giovane attrice Suzanne Lindon e l’icona musicale Kim Gordon in un esperimento artistico che punta sulle performance e le emozioni.
Il GdA Director’s Award, premio da 20.000 euro, sarà assegnato da una giuria presieduta dalla regista spagnola Carla Simón, con la partecipazione dell’italiana Sara Fgaier e di Hania Mroué, direttrice del cinema Metropolis di Beirut. Il Premio del pubblico, invece, sarà deciso dagli spettatori della Sala Perla.
Intanto è stata svelata la lineup della Settimana Internazionale della Critica, evento collaterale molto seguito. Tra gli ospiti attori e musicisti come Edoardo Pesce, Claudio Santamaria, Margherita Vicario, Levante e Rosa Chemical, a conferma della ricchezza e varietà della proposta veneziana del 2026.
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