La famiglia Redfellow è un vortice di segreti e rancori pronti a esplodere. Becket, cresciuto nell’ombra, torna deciso a riprendersi ciò che crede suo, ma ogni passo è un passo falso in un terreno pieno di tradimenti e rivalità feroci. Il film si muove fra colpi di scena e tensioni palpabili, anche se ogni tanto la narrazione perde un po’ di smalto. A tenere saldo il tutto, però, ci sono Glen Powell e Margaret Qualley, un cast capace di dare vita a personaggi complessi, intrappolati in una battaglia spietata per il potere e la vendetta.
Glen Powell dà vita a Becket Redfellow, il fulcro della vicenda. Abbandonato e cresciuto lontano dalla sua famiglia, il suo unico scopo è mettere le mani sulla fortuna che gli è stata negata. Non ha scrupoli: chiunque si metta tra lui e l’eredità diventa un nemico da abbattere. La sua vendetta si snoda tra colpi di scena e lotte serrate, spingendo a riflettere sul vero prezzo del denaro e del potere.
La storia segue passo passo la sua scalata, mostrando anche i momenti di debolezza quando Becket si lascia andare a sentimenti più umani, come quelli che emergono nel rapporto con Ruth, interpretata da Jessica Henwick. Ma è l’incontro con Julia Steinway, personaggio complesso e affascinante portato sullo schermo da Margaret Qualley, a far riaffiorare l’astuzia e il calcolo freddo. Lo scontro finale con Whitelaw Redfellow, il patriarca interpretato da Ed Harris, segna l’apice di un gioco di potere dove ogni mossa può essere fatale e ogni alleanza un tradimento in agguato.
Il vero punto di forza del film sono le interpretazioni. Glen Powell calca il ruolo di un uomo segnato dall’abbandono e dalla voglia di rivalsa, dando al personaggio un carisma freddo ma non privo di umanità. La sua ambizione nasce da un dolore profondo che affiora nei momenti più intimi.
Margaret Qualley si fa notare come una femme fatale tagliente e imprevedibile. La sua Julia Steinway è cinica e manipolatrice, capace di sedurre e affondare con disarmante naturalezza. Jessica Henwick, invece, porta una ventata di freschezza e dolcezza che alleggerisce l’atmosfera cupa, offrendo un punto di riferimento emotivo in Ruth. Ed Harris, con la sua presenza glaciale e autoritaria, dà peso e profondità a ogni scena in cui appare, sottolineando la gravità della faida familiare.
La chimica tra gli attori tiene salda l’attenzione, raccontando con efficacia lo scontro di volontà opposte e la complessità di legami familiari intrisi di rancori antichi.
Dietro la macchina da presa c’è John Patton Ford, che ha messo in piedi un progetto ambizioso ma a tratti disomogeneo. Il film cerca un equilibrio tra thriller, commedia nera e riflessione sociale, passando dalla vendetta alle lotte di classe. Però, in certi momenti, la tensione cala e la narrazione perde slancio. Alcuni colpi di scena, pur funzionando, non trovano piena espressione né a livello visivo né emotivo.
Uno dei momenti più riusciti è la confessione di Becket a un prete, che ricorda strutture narrative classiche come “I soliti sospetti”. Questo espediente lega in modo efficace inizio e fine, svelando la storia attraverso flashback che si sviluppano con gradualità. Resta la sensazione che una regia più decisa avrebbe potuto dare più vigore alle scene chiave.
Nonostante qualche inciampo, la sceneggiatura mantiene vivo l’interesse, dosando ironia, tensione e temi sociali. Affronta riscatto e conflitti familiari senza perdere mai un tono diretto, a volte anche spietato.
Il film mette in luce un confronto forte tra due figure femminili emblematiche e opposte. Da un lato Julia Steinway, cinica e calcolatrice, incarnazione del lato più oscuro del potere. Dall’altro Ruth, calma e autentica, simbolo di un’esistenza più semplice e meno contaminata dall’avidità.
Becket si trova a oscillare tra questi due poli: da una parte il crimine e la brama sfrenata, dall’altra la possibilità di una vita più umana e meno compromessa. La narrazione non lascia dubbi sulla sua scelta, ma aggiunge un elemento che sorprende: il vero motivo dietro gli eventi non coincide sempre con le sue azioni. Qualcosa si muove nell’ombra, aggiungendo un velo di mistero e inquietudine.
Il rapporto tra queste due donne, lontano da facili stereotipi, arricchisce il racconto con un’esplorazione di scelte morali e desideri contrastanti, aumentando la tensione emotiva e la suspense.
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Distribuito in Italia da Lucky Red dal 17 giugno 2026, “Ricchi… da morire” è un dramma familiare complesso, con un cast di livello che dà vita a personaggi intensi. La regia oscilla tra momenti di forza e passaggi meno convincenti, ma il film riesce comunque a tenere lo spettatore incollato, grazie soprattutto a un racconto che mescola vendetta, ambizione e tradimenti senza risparmiare colpi di scena.
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