Il mare non dimentica, sembra sussurrare la Galizia nelle immagini di Romería – Il mare dei ricordi, l’ultimo lavoro di Carla Simón. Marina ha diciotto anni quando si imbarca in un viaggio che non è solo geografico, ma soprattutto dentro se stessa. La giovane si confronta con un passato che finora le era stato nascosto, tra memorie frammentate e silenzi pesanti. La costa frastagliata e i paesaggi austeri diventano più di un semplice scenario: sono la pelle stessa della storia, un luogo dove ogni onda porta con sé un segreto. Al Biografilm Festival di Bologna, il film ha catturato lo spettatore, trascinandolo in un’atmosfera sospesa, fatta di nostalgia e di quella ricerca intima che solo il tempo sa evocare.
Dopo il successo di Alcarràs, Carla Simón torna con un’opera ancora più intima. Romería nasce da una storia autobiografica, trasformata in racconto ma piena di verità emotive. Il film, ambientato nei primi anni Duemila, segue Marina , giovane promessa dal magnetismo naturale, cuore pulsante della storia. Marina deve andare a Vigo, in Galizia, per motivi legati a una borsa di studio in cinema, ma quello che sembra un semplice obbligo si trasforma in un vero e proprio pellegrinaggio interiore. Simón usa la propria esperienza per parlare di temi universali: famiglia, assenza, radici. La Galizia mostrata è lontana dagli stereotipi, un territorio autentico fatto di nebbie e mari, scelto con cura per raccontare questa storia.
Il viaggio di Marina si intreccia con legami familiari complicati. I rapporti con parenti poco conosciuti aprono uno squarcio su una realtà fatta di silenzi e rimozioni. Senza cedere al sentimentalismo facile, la regista mette a nudo le contraddizioni di una memoria spesso muta o frammentata. La scelta di una Galizia solenne e ricca di suggestioni rende ancora più intensa questa ricerca di sé, tracciando una mappa emotiva che fa emergere domande sull’identità e sul valore della famiglia.
Marina si muove in un labirinto di zii, cugini e nonni quasi sconosciuti. Il film coglie la tensione di una famiglia dove i ricordi non combaciano, dove dolore e silenzi si intrecciano in modo complesso. Carla Simón sfugge al rischio del dramma a tutti i costi, preferendo un racconto più sfumato, dove il dolore c’è ma non si mostra in modo plateale. Lo zio Lois, interpretato da un intenso Tristán Ulloa, è uno dei punti chiave di questa rete familiare. Attraverso lui e Marina emergono verità parziali, ricordi cancellati da rancori o da protezioni affettive.
Il film affronta temi delicati come la dipendenza da eroina e la perdita prematura dei genitori di Marina, morti di AIDS durante la sua infanzia. Carla Simón tratta questi argomenti con delicatezza, evitando pietismi o giudizi morali. Nessuno è dipinto come colpevole o vittima assoluta. Questo equilibrio rende la storia più credibile e coinvolgente. Le omissioni diventano parte del racconto, segnali di una memoria familiare spezzata. Lo spettatore si ritrova immerso in questo intreccio di passato doloroso e piccoli momenti di tenerezza e ironia, segno che la vita continua, nonostante tutto.
Uno degli elementi più affascinanti di Romería è la videocamera portatile che Marina usa durante il viaggio. La piccola cinepresa analogica diventa un vero strumento di salvezza e ricostruzione. Simón le dà un valore simbolico forte: attraverso gli sguardi catturati dall’obiettivo, Marina cerca di colmare i vuoti lasciati dai racconti familiari, spesso frammentati e contraddittori.
Le immagini girate si trasformano in un diario visivo, dove i paesaggi galiziani e i volti dei parenti si mescolano, sfuggendo all’oblio. La cinepresa non è solo custode di memorie, ma catalizzatrice di emozioni. In una sequenza onirica intensa, i diari della madre prendono vita in un flusso poetico, mescolando realtà e fantasia. Simón richiama maestri del cinema internazionale, trasformando ricordi personali in un’esperienza che parla a tutti. Il film diventa così un’opera che unisce arte e vissuto, in un dialogo aperto tra passato e presente, tra dolore e creatività.
La costa galiziana fa da cornice a tutta la storia, con atmosfere rarefatte e panorami quasi dipinti. La regista costruisce un paesaggio che non sta solo dietro le quinte, ma dialoga con le emozioni di Marina. Le inquadrature del mare e delle spiagge sono immerse in una luce morbida, che ricorda l’arte surrealista, specialmente Dalí.
Questo scambio tra natura e memoria accompagna il viaggio interiore della protagonista. La purezza delle scene con i corpi nudi sulla spiaggia contrasta con i flashback duri legati alla dipendenza dei genitori. L’alternanza di queste immagini crea un sottofondo visivo potente, supportato da una colonna sonora dominata dal flamenco. Le note calde scandiscono momenti di solitudine e riflessione, riflettendo l’isolamento interiore e la lotta per la verità. In questo senso, la battaglia di Marina diventa quella di un’intera generazione, pronta a rompere il silenzio su ferite antiche per costruire una nuova narrazione condivisa.
Il film non è perfetto: la struttura a volte vacilla e alcuni passaggi restano aperti all’interpretazione. Ma la forza del racconto sta nella sua onestà emotiva. Llúcia Garcia, candidata ai Goya come miglior attrice esordiente, regge con naturalezza un ruolo complesso, dando vita a un alter ego della regista ricco di sfumature. Accanto a lei, Sara Casanovas e gli altri attori offrono un supporto solido e misurato.
Romería è un’esperienza da non perdere per chi cerca risposte sul passato e sulle pieghe nascoste di ogni famiglia. Le immagini sollevano domande profonde sulle origini e sul peso dei silenzi che attraversano ogni legame. Il finale lascia una sensazione di accettazione e riconciliazione, confermando il talento di Carla Simón nel trasformare un trauma personale in una storia universale, destinata a rimanere nella memoria ben oltre i titoli di coda.
Addio pantaloni skinny e oversize, sembra gridare la moda per la primavera-estate 2027. Non è…
Nel cuore dell’Italia, una nuova casa accoglie la fotografia dagli anni Sessanta a oggi. Non…
"La pappa reale è un tesoro nascosto, ma non si trova solo nei barattoli sugli…
Le luci di New York si sono accese su una serata che prometteva emozioni forti.…
Nel cuore di Taormina, mentre il pubblico tratteneva il fiato, il regista ha raccontato un…
Il 12 giugno 2027 sarà una data da segnare in rosso per Annalisa. Per la…