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Ligabue racconta Certe notti 2026: tour, Sanremo e progetti internazionali nel 2027

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Redazione

«Certe Notti» compie trent’anni, e Luciano Ligabue non vuole lasciare nulla al caso. Prima di salire sul palco dello Stadio Olimpico di Roma, il rocker ha fatto il punto con la stampa: 452mila fan attesi, una serie di tappe che si allungano nel 2026, ma anche qualcosa di più profondo. Non è solo un tour, è un bilancio personale e artistico, un racconto che parte dal passato per spingersi oltre, fino a nuovi orizzonti, anche fuori dai confini italiani.

Trenta tappe per trent’anni: un tour senza precedenti

A fare il punto sul tour sono stati Ferdinando Salzano, fondatore di Friends & Partners, e Marco Ligabue, fratello del cantante. Trenta date, una per ogni anno dall’uscita di “Certe notti”, senza aggiunte o bis in Italia. Dopo aver girato palchi italiani ed europei, da Campovolo agli appuntamenti internazionali, il tour torna negli stadi del Belpaese e conferma la sua forza di richiamo.

I numeri parlano chiaro: a Bibione la “data zero” ha radunato 20mila persone, a Roma 54mila, a Milano 56mila e a Torino 30mila. In totale, sono attesi circa 452mila spettatori tra Italia ed Europa. Salzano ha definito le serate “feste meravigliose”, piene di energia e partecipazione. Marco Ligabue ha sottolineato il valore simbolico di mantenere esattamente 30 concerti, per celebrare senza sbiadire l’anniversario.

Non mancano i momenti di socialità: a Roma, come in altre città come Campovolo e Reggia di Caserta, è stato allestito un village dedicato ai fan. Tra tribute band, mostre fotografiche, flipper e bigliardini, l’evento si trasforma in una festa a tutto tondo, un’occasione per stare insieme oltre la musica.

Sul palco dell’Olimpico: Ligabue tra ricordi e scaletta

Con il suo solito tono ironico, Ligabue ha detto di non dare mai per scontato di poter ancora calcare palchi così grandi e ha ringraziato gli organizzatori che continuano a chiamarlo. L’Olimpico segna ufficialmente l’ingresso del tour negli stadi dopo l’anteprima di Bibione.

La scaletta si snoda in blocchi tematici, con immagini d’epoca e canzoni che coprono tutta la sua carriera, dai primi brani fino ai più recenti come “Nessuno di qualcuno”. Un viaggio tra passato e presente, radici e nuove sfumature.

Tra gli aneddoti più curiosi c’è quello legato a “Leggero”: durante un concerto Ligabue si trovava su una piattaforma che avrebbe dovuto sollevarsi di poco, ma finì molto più in alto, senza protezioni ai lati. Un momento che avrebbe potuto finire male, ma resta uno di quei ricordi “unici e a sedere stretto”. Non sono mancati i ricordi del concerto sotto la pioggia battente, immortalato nel DVD, una serata che i fan ricordano come eroica.

“Certe notti”, trent’anni di un pezzo che ha cambiato tutto

Ligabue ha raccontato la nascita di “Certe notti” e l’effetto sorprendente che ebbe sulla sua carriera. La scelta di quel singolo, più lento rispetto agli altri, fu una sorpresa anche per lui, ma si rivelò decisiva.

Sul palco, insieme a lui, ci sono tutti i chitarristi che lo hanno accompagnato nel tempo, a sottolineare la solidità e la ricchezza musicale del progetto. Spicca la presenza del figlio Lenny alla batteria, definito un “asso” per l’energia che porta con sé.

Il tour negli stadi è una novità anche per il figlio, aggiungendo un valore personale e familiare a un percorso già ricco di significati.

Musica e impegno: tra De Gregori e nuovi temi sociali

Nel dibattito sull’impegno politico nella musica, Ligabue ha espresso rispetto per Francesco De Gregori, icona della libertà di pensiero, pur non condividendo sempre le sue opinioni.

Secondo lui, la musica non deve essere per forza un megafono politico, ma può esserlo: “La musica può, non deve”. Ha ricordato come i suoi messaggi sociali siano passati attraverso testi e concerti senza imposizioni, citando “Il mio nome è mai più” come esempio di equilibrio.

“Nessuno di qualcuno”, brano che affronta la violenza contro le donne, si inserisce in questo filone. Ligabue ha ricordato che una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale, un dato inaccettabile. La canzone vuole essere un invito a riflettere e a rispettare l’autonomia di ognuno, un messaggio che viene rafforzato da immagini proiettate durante i concerti.

Libri, cinema e creatività senza pressioni

Ligabue ha parlato anche della nuova edizione del libro “Fuori e dentro il borgo”, arricchita da riflessioni personali sull’epoca e sull’esperienza di scrittura.

Sul fronte cinema, pur non escludendo nuovi progetti, ha chiarito di non sentire urgenza di tornare dietro la macchina da presa. Finora ha diretto tre film e farà solo se arriverà un’idea forte che lo convinca a raccontare una storia nuova.

Questa libertà di scegliere senza forzature è per lui fondamentale per mantenere autenticità e spontaneità.

Nuove canzoni e un possibile ritorno a Sanremo

Ligabue ha confermato di avere molto materiale pronto, ma ha ammesso che è difficile capire quando sarà il momento giusto per pubblicarlo, visto come è cambiato il mercato musicale. Il nuovo lavoro uscirà “prima o poi”, ha detto.

Sul possibile ritorno a Sanremo, definito “la più grande vetrina che ci sia”, ha confessato di sentire una certa tensione e pressione che rendono complicata la partecipazione. La sua risposta resta prudente: “Mai dire mai”.

Oltre l’Italia: nuovi orizzonti e il futuro della RCF Arena

Ferdinando Salzano ha anticipato un progetto internazionale che potrebbe partire dopo la fine del tour italiano, nel 2026. Il programma è ancora in fase di definizione e Ligabue non ne conosce ancora i dettagli. L’idea è quella di sviluppare iniziative “molto particolari” fuori dai confini nazionali, aprendo la strada a una nuova fase della carriera all’estero dal 2027.

Un altro tema delicato riguarda la RCF Arena di Reggio Emilia, costruita anche grazie all’impegno di Claudio Maioli, ex manager del cantautore. Ligabue ha espresso grande amarezza per la situazione attuale della struttura, definendola una delusione e una perdita per la città e per la musica. Da reggiano, segue con sconcerto il mancato sviluppo delle aspettative legate all’arena.

La sfida più grande: scrivere canzoni che emozionino

Interpellato sul senso del suo lavoro oggi, Ligabue ha detto che la sfida più importante resta quella di scrivere “belle canzoni”. Ha sempre cercato un equilibrio tra un’anima popolare e un suono di band, con l’obiettivo di essere un cantautore con un tocco rock.

Il ricordo di “Certe notti” e la sua imprevedibilità nel tempo riflettono questo approccio. I brani, ha ammesso, “fanno i giri” che vogliono loro, non sempre quelli che immagina l’artista. La celebrazione in corso è una conferma della sua voglia di raccontare storie vere, guardando con curiosità a quello che verrà.

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