Un uomo irrompe di corsa in un diner affollato a Los Angeles, il detonatore stretto in mano. “Vengo dal futuro,” avverte, “e questa scena l’ho già vissuta almeno 117 volte.” Il suo compito? Radunare una squadra improbabile per fermare una catastrofe legata all’intelligenza artificiale. Ma i veri nemici non sono mostri o alieni: sono adolescenti iperconnessi, intrappolati dagli algoritmi dei social. È questo il futuro raccontato da Gore Verbinski, dove la tecnologia non è solo progresso, ma una minaccia silenziosa che trasforma i giovani in zombi digitali.
Good Luck, Have Fun, Don’t Die segna il ritorno di Gore Verbinski dopo otto anni lontano dal grande schermo. Sam Rockwell è il protagonista, un uomo scontroso e un po’ bizzarro venuto dal futuro, con un compito chiaro ma circondato da scettici e diffidenti. Non è il classico eroe: il suo aspetto trasandato e i modi bruschi lo rendono ancora più misterioso mentre cerca di mettere insieme una squadra disorganizzata. Tra i membri spicca Haley Lu Richardson, nei panni di Ingrid, una giovane donna che soffre strani effetti fisici ogni volta che si avvicina alla tecnologia: sanguina e si sente male. Ingrid è un enigma, con un look da principessa fragile ma determinata, e i flashback del suo passato aiutano a dare spessore a una trama che rischierebbe altrimenti di sembrare solo un susseguirsi di eventi caotici.
Il punto più originale del film sta nella trasformazione degli adolescenti in “zombi” moderni. Non sono mostri classici, ma ragazzi intrappolati in un vortice digitale che svuota la loro personalità, rendendoli schiavi di smartphone e social network. Il richiamo ai film apocalittici di George Romero è chiaro, ma Verbinski ribalta la prospettiva: qui i pericoli sono i giovani stessi, imprigionati nei loro schermi. Una metafora forte della nostra società iperconnessa, che denuncia con sarcasmo quanto l’ossessione digitale possa portare a una forma di “deumanizzazione”. Tra situazioni esagerate ma inquietantemente credibili, il film ricorda molto Black Mirror, con il suo sguardo critico sui pericoli delle nuove tecnologie.
Non c’è un attimo di respiro: dall’inizio l’azione è serrata, con scene che si susseguono tra violenza e humour nero, a volte confondendo un po’ lo spettatore. I flashback sono le rare pause in cui si scoprono i retroscena dei personaggi e le ragioni che li hanno messi in quella situazione estrema. Non tutti i dettagli sono approfonditi allo stesso modo, probabilmente per tenere alta la tensione fino a un finale che non è scontato. Il film di Verbinski si muove tra thriller, commedia e horror, con una struttura a tratti caotica ma capace di tenere incollati allo schermo. Tra riferimenti al cinema zombie e temi attuali sull’abuso tecnologico, la pellicola alterna momenti divertenti a sequenze cariche di tensione e inquietudine.
Distribuito da Vertice 360 il 25 giugno 2026, Good Luck, Have Fun, Don’t Die punta molto sulla performance di Sam Rockwell, che dà vita a un personaggio complesso, lontano dall’eroe classico, capace di passare dalla sicurezza all’incertezza, fino a un velo di amarezza che percorre tutto il film. Gore Verbinski ha costruito un’opera sfaccettata, un mosaico di azione frenetica, humor nero, horror e satira tagliente. Il ritmo spesso incalzante stimola a riflettere sui rischi di un futuro dominato dall’intelligenza artificiale e dalla dipendenza dalla tecnologia. Il giudizio finale è di tre stelle e mezza, un bilancio che mette insieme pregi e difetti di un film che osa, offrendo un’esperienza fuori dai soliti schemi.
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