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Primi dei Primi a Sansepolcro: il festival italiano della pasta con 30 chef dal 1 al 3 maggio

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Redazione

Trenta chef, tre giorni e una sola protagonista: la pasta fresca. Dal primo al tre maggio, la città si anima con un evento che profuma di tradizione e primavera. Dalle mani esperte dei cuochi, prenderanno vita pici toscani, orecchiette pugliesi e ravioli del plin piemontesi, solo per citarne alcuni. Il pubblico non si limiterà a guardare: potrà assaggiare, imparare e immergersi in un mondo fatto di farine, impasti e storie regionali, tutte da scoprire.

Toscana, Puglia e Piemonte: le paste che raccontano l’Italia

La festa ruota attorno a tre grandi protagoniste della pasta fresca regionale. I pici, tipici della Toscana, soprattutto nelle province di Siena e Grosseto, sono fatti con farina e acqua, lavorati a mano fino a formare filoni irregolari e spessi. Sono una pasta rustica, perfetta per sughi intensi, e raccontano una cucina semplice ma ricca di carattere.

Le orecchiette arrivano dal Sud, dalla Puglia, dove sono un simbolo della cucina di casa. Realizzate con semola di grano duro e acqua, hanno una forma a “orecchio” che trattiene bene i condimenti, spesso a base di verdure o carne. La loro preparazione richiede un coltello per tagliare l’impasto e una tecnica particolare per ottenere quella tipica conca spessa al centro.

I ravioli del plin, infine, sono un classico del Piemonte, soprattutto nelle Langhe. Il nome viene dal gesto con cui si pizzicano i bordi della pasta ripiena, il “plin”. Sono piccoli scrigni di sapore, farciti con carne o verdure, che richiedono grande abilità e precisione. Un piatto che porta con sé una lunga storia di tradizione locale.

Trenta chef, una missione: raccontare la pasta fatta a mano

Dietro le quinte c’è un’organizzazione attenta a offrire un’esperienza coinvolgente e di qualità. Gli chef, provenienti da tutta Italia, non si limiteranno a cucinare per il pubblico, ma guideranno anche dimostrazioni pratiche, mostrando passo dopo passo come si prepara la pasta artigianale.

L’idea è far capire quanto valga ancora l’artigianato in cucina, in un’epoca dominata dalla produzione di massa. Questi cuochi diventano così portavoce di un patrimonio fatto di ricette e metodi antichi, con la farina come protagonista che si trasforma in piatti ricchi di storia e gusto. L’evento è anche un’occasione per scambiarsi idee e contaminazioni tra le diverse tradizioni regionali.

Un’occasione per imparare, assaggiare e scoprire

Dal primo al tre maggio, turisti, appassionati e addetti ai lavori avranno la possibilità di vedere all’opera i maestri della pasta fresca. Non solo potranno degustare piatti preparati al momento, ma anche partecipare a workshop per imparare a impastare, stendere e modellare la pasta fatta a mano. Gli chef saranno a disposizione per rispondere alle domande e raccontare tutto quello che c’è da sapere su farine e condimenti.

Questa manifestazione è più di una semplice festa del gusto: è un’occasione per riscoprire tradizioni spesso poco conosciute fuori dai loro territori, un modo per valorizzare la qualità e la manualità che stanno dietro a ogni piatto. Un evento che, attraverso il cibo, rafforza l’identità delle comunità e fa vivere la cultura italiana a tavola.

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