Davanti agli studi di Cinecittà, un gruppo di lavoratori con maschere bianche ha urlato la propria rabbia. La 71ª edizione dei David di Donatello si è aperta in un clima teso, segnato da proteste che non hanno lasciato indifferenti. Il cinema italiano, cuore pulsante della cultura nazionale, si trova in crisi: produzioni bloccate, precarietà diffusa, futuro incerto. «Non c’è Italia senza cinema», hanno ribadito più volte gli artisti sul palco, mentre Flavio Insinna conduceva la serata con ironia ma senza nascondere la tensione. Brevi discorsi, ritmo serrato, fino a superare l’una di notte: un premio che racconta anche le difficoltà dietro le quinte.
All’ingresso di Cinecittà, la protesta ha preso una forma simbolica: i lavoratori del cinema hanno indossato maschere bianche per rappresentare la loro “invisibilità”. Dietro questo gesto, problemi concreti: produzioni ferme, contratti precari e fondi pubblici e privati incertezza. Chiedono più attenzione e sostegno per un settore che fatica a reggersi in piedi.
Anche sul palco la tensione era palpabile. Molti premiati hanno sottolineato l’importanza di salvaguardare il mestiere e il valore culturale del cinema, lanciando un appello alla coesione e al riconoscimento del peso sociale ed economico dell’industria. La crisi non pesa solo sulle produzioni ma anche sull’occupazione e sulla capacità di rinnovarsi.
Così, questa edizione si è giocata tra festa e riflessione. Le proteste prima dell’inizio e i richiami dal palco hanno messo in chiaro una cosa: celebrare il cinema è fondamentale, ma serve anche rispondere alle difficoltà concrete che il settore attraversa. La serata ha quindi portato alla luce un allarme collettivo che riguarda tutta la filiera, dagli autori ai tecnici.
Nonostante il clima difficile, a brillare è stato “Le città di pianura” di Francesco Sossai, che si è aggiudicato ben 8 premi. Con 16 candidature, il film ha mantenuto il ruolo di grande favorito. La storia segue due cinquantenni, Carlobianchi e Doriano, in un viaggio notturno nelle campagne venete insieme al giovane Giulio. Quel viaggio apparentemente semplice si trasforma in un’indagine sulle ferite del passato, amicizie incrinate e speranze tradite.
Oltre al miglior film, “Le città di pianura” ha vinto miglior regia per Sossai, miglior sceneggiatura originale firmata da Sossai e Adriano Candiago, miglior attore protagonista con Sergio Romano, miglior casting, miglior montaggio e miglior canzone originale con “Ti” di Krano. Romano ha superato nomi di spicco come Toni Servillo e Valerio Mastandrea, affermandosi come volto di questo successo.
Il trionfo a Cannes nella sezione Un Certain Regard aveva già anticipato questo riconoscimento, confermando la forza del film in Italia e all’estero. Il successo di “Le città di pianura” è un segnale chiaro di autorialità e di una capacità originale di raccontare storie radicate nel territorio e nelle emozioni complesse dei personaggi.
Tra gli attori, a spiccare è stata Aurora Quattrocchi, 83 anni, premiata come miglior attrice protagonista per “Gioia mia”. Il suo ruolo di Gela, zia severa ma affettuosa, ha conquistato pubblico e giuria per la profondità del personaggio.
Sergio Romano ha invece conquistato il David come miglior attore per la sua interpretazione intensa in “Le città di pianura”, battendo concorrenti di grande peso. Tra i migliori non protagonisti si sono distinti Matilda De Angelis per “Fuori” e Lino Musella per “Nonostante”. Quest’ultimo ha confermato il suo talento, già apprezzato nella miniserie “Portobello” di Bellocchio.
La regista esordiente Margherita Spampinato ha vinto il premio per il miglior debutto con “Gioia mia”, segnando l’ingresso di una nuova generazione pronta a farsi spazio. I premi agli interpreti raccontano di una scena artistica in fermento, capace di far emergere nuovi volti in un panorama competitivo.
Accanto al trionfo di “Le città di pianura”, altri film hanno raccolto premi importanti. “Primavera” di Damiano Michieletto ha vinto quattro David tecnici: miglior colonna sonora, costumi, acconciature e suono, a sottolineare la cura per i dettagli nel cinema contemporaneo.
“Le assaggiatrici” di Silvio Soldini ha conquistato tre premi, tra cui miglior sceneggiatura non originale e il David Giovani, segnalando il gradimento anche da parte del pubblico più giovane. “La città proibita” di Gabriele Mainetti ha raccolto tre premi tecnici fondamentali – fotografia, scenografia ed effetti visivi – a conferma dell’importanza crescente del cinema di genere in Italia.
Il David dello Spettatore è andato a “Buen camino” di Gennaro Nunziante, campione d’incassi, anche se Checco Zalone, protagonista, non era presente. Il miglior film internazionale è stato “Una battaglia dopo l’altra”. La cerimonia ha registrato diverse assenze importanti, tra cui Paul Thomas Anderson e lo stesso Zalone.
Deludente invece il risultato de “La grazia” di Paolo Sorrentino, che non ha portato a casa premi, nonostante le 14 candidature, confermando una tendenza negativa già vista lo scorso anno.
Tra i momenti più toccanti, il David alla carriera è stato assegnato a Gianni Amelio, maestro del cinema italiano. È stato inoltre tributato un David speciale a Bruno Bozzetto, icona dell’animazione italiana. Vittorio Storaro, direttore della fotografia pluripremiato con tre Oscar, ha ricevuto il Premio speciale Cinecittà David 71.
La presenza dell’attore americano Matthew Modine, chiamato a consegnare alcuni premi, ha dato un tocco internazionale alla serata. Sul palco anche le performance musicali di Annalisa e Arisa, quest’ultima con “Smile”. Particolarmente commovente l’In Memoriam sulle note di “Nessun grado di separazione”, cantata da Francesca Michielin, dedicato alle figure scomparse del cinema italiano.
Questi riconoscimenti speciali hanno rafforzato il legame tra passato e presente, celebrando le eccellenze che hanno segnato la storia culturale del paese.
La 71ª edizione dei David di Donatello offre un quadro nitido del cinema italiano oggi. Da un lato emergono opere forti e autoriali come “Le città di pianura”, apprezzate anche fuori dai confini nazionali. Dall’altro, il settore produttivo mostra segni di crisi evidenti, con proteste e appelli che hanno segnato la serata.
Il sistema è in bilico tra eccellenza artistica e difficoltà economiche e organizzative. Anche i discorsi dal palco hanno affrontato temi sociali e politici, dalla guerra alla questione palestinese, sottolineando come l’arte resti uno spazio di riflessione e impegno.
I numerosi premi distribuiti confermano la varietà di talenti e generi, ma anche la necessità di interventi concreti per garantire la continuità del settore. A chi ha partecipato rimane l’ombra delle sfide da affrontare, accanto alla luce che alcuni film sanno ancora portare.
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