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Addio a Michele Massimo Tarantini, il maestro delle commedie sexy italiane con Lino Banfi ed Edwige Fenech

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Redazione

Michele Massimo Tarantini non c’è più. Il regista e sceneggiatore, simbolo della commedia sexy all’italiana degli anni ’70 e ’80, è morto a Rio de Janeiro, lontano dai riflettori che un tempo illuminavano i suoi set. Dietro il suo nome si nascondono film che hanno fatto ridere intere generazioni, con volti come Lino Banfi, Alvaro Vitali ed Edwige Fenech. Tarantini aveva scelto il Brasile per vivere una vita più appartata, ma la sua eredità resta viva, ben impressa nella memoria di chi ha amato quel cinema leggero e spensierato. A ricordarlo con affetto e stima è stato anche Sergio Martino, regista e cugino, che ne ha tracciato un ritratto umano e artistico. Un addio che lascia un vuoto nel panorama del cinema italiano.

Dalla Roma giovanile ai set della commedia popolare

Nato il 7 agosto 1942 a Roma, Tarantini ha iniziato la sua carriera come assistente alla regia. Ha fatto esperienza accanto a registi affermati, lavorando con Giuliano Carnimeo nei western e con il cugino Sergio Martino in film fondamentali come Giovannona Coscialunga e I corpi presentano tracce di violenza carnale. Sul set ha imparato a destreggiarsi tra diversi generi, dalla commedia al poliziesco, osservando da vicino il lavoro dietro le quinte.

Negli anni ’70 il suo nome ha cominciato a farsi strada come autore capace di conquistare un pubblico vasto e popolare. I primi film da regista gli hanno permesso di lasciare il segno nella commedia sexy all’italiana, un genere che univa ironia e sensualità, spesso giocando su situazioni farsesche e personaggi memorabili. Roma, in quegli anni, era il cuore pulsante di una produzione cinematografica vivace e Tarantini è diventato uno dei registi più prolifici e apprezzati di quel filone.

Il re della commedia sexy: attori, successi e personaggi

Il nome di Tarantini è indissolubilmente legato alle commedie sexy degli anni ’70 e primi ’80. Non era solo il regista, ma anche l’artefice di sceneggiature pensate per valorizzare le qualità comiche di attori come Lino Banfi e Alvaro Vitali. I loro personaggi si muovevano in storie piene di equivoci e gag, mentre attrici come Edwige Fenech, Gloria Guida, Lilli Carati e Nadia Cassini portavano sullo schermo un mix di charme e sensualità inconfondibile.

Tra i suoi film più noti ci sono La liceale, Taxi Girl, L’insegnante viene a casa, La poliziotta a New York, La moglie in bianco… l’amante al pepe e La dottoressa ci sta col colonnello. Queste pellicole seguivano una formula collaudata: comicità leggera, situazioni erotiche e personaggi surreali, diventati familiari anche grazie alle numerose repliche in tv.

Un capitolo a parte merita il film Crema, cioccolata e… paprika , che segnò il ritorno della coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Un episodio meno noto della filmografia di Tarantini, ma che rappresentò un momento importante per i due comici dopo anni di separazione e tensioni.

Oltre la commedia sexy: poliziesco e avventura

Anche se Tarantini è ricordato soprattutto per la commedia sexy, la sua carriera ha toccato altri generi. Ha diretto polizieschi e film d’avventura, dimostrando una certa versatilità e capacità di adattarsi.

Tra i titoli più significativi ci sono Napoli si ribella e Poliziotti violenti, esempi del “poliziottesco” italiano degli anni ’70, attento a raccontare storie di violenza e realtà urbane. Sul fronte avventura, invece, si ricordano Sangraal la spada di fuoco, Nudo e selvaggio e Attrazione selvaggia, pellicole che oscillano tra racconti epici e ambientazioni esotiche.

La sua attività si è estesa fino alla fine degli anni ’80. Nel 2001 ha provato a rilanciare il genere con Se lo fai sono guai, riunendo una squadra di attori collaudata, ma il film ha avuto un successo limitato, segno dei tempi cambiati e di un pubblico diverso rispetto agli anni d’oro.

L’ultimo lavoro da regista è del 2009: il tv movie Il cacciatore di uomini, un action con Luca Ward. Questo progetto mostra come Tarantini abbia continuato a lavorare nel mondo audiovisivo, pur in modo più riservato e adattato ai nuovi mezzi.

Gli ultimi decenni in Brasile e l’eredità di Tarantini

Da più di quaranta anni Tarantini viveva lontano dall’Italia, nella sua fazenda a Rio de Janeiro. Qui si era dedicato all’organizzazione di eventi e grandi matrimoni, un mondo distante dal cinema ma altrettanto impegnativo. Nonostante la distanza, il legame con la scena italiana e con colleghi come Sergio Martino è sempre rimasto vivo.

Martino, che è anche suo cugino, ha ricordato Tarantini con affetto e rispetto, sottolineandone il valore spesso sottovalutato in patria ma apprezzato all’estero. Hanno condiviso un’amicizia e una collaborazione lunga tutta una vita, iniziata da bambini e proseguita sul set. Fino a poco prima della morte, i due erano in contatto, con anche qualche progetto per un possibile ritorno in Italia.

Il ricordo di Tarantini ci porta a riflettere su un cinema popolare, a volte criticato, ma che ha segnato un’epoca e ha influenzato gusti e modi di fare spettacolo nel nostro Paese. La sua opera, fatta di leggerezza e mestiere, racconta l’Italia attraverso il filtro della commedia e dell’intrattenimento, restando un pezzo importante della nostra storia cinematografica.

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