
Alla fine, sono state tre le statuette portate a casa da Una battaglia dopo l’altra. Il film di Paul Thomas Anderson ha conquistato il pubblico e la critica, mentre sul palco del Dolby Theatre, Michael B. Jordan ha strappato l’Oscar come miglior attore, confermando il suo talento e la sua presenza carismatica. La serata è scorsa tra momenti di tensione politica e sorprese inaspettate, con Conan O’Brien a fare da guida, mai invadente, capace di dosare umorismo e rispetto. Di fronte a due giganti del cinema contemporaneo, la vittoria è stata netta, ma entrambi i film hanno segnato un’edizione degli Oscar intensa, dove i premi tecnici e i discorsi hanno avuto un peso più che mai significativo.
Paul Thomas Anderson: la consacrazione di “Una battaglia dopo l’altra”
Una battaglia dopo l’altra è stato il vero mattatore degli Oscar, portandosi a casa sei statuette. Il thriller politico di Anderson racconta la storia di un ex rivoluzionario che torna in campo in un’America sempre più radicalizzata. Il cast è di lusso: Leonardo DiCaprio, Benicio Del Toro e Sean Penn, che ha vinto il premio come miglior attore non protagonista per la terza volta in carriera. Dopo 11 nomination senza vittorie, Anderson ha finalmente conquistato tre Oscar personali: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale, mettendo un sigillo importante sulla sua carriera.
Sean Penn, assente alla premiazione, ha così raggiunto quota tre Oscar, un traguardo riservato a pochissimi giganti del cinema come Daniel Day-Lewis e Jack Nicholson. Oltre ai premi principali, Una battaglia dopo l’altra ha conquistato anche il riconoscimento per il montaggio e per il casting, categoria introdotta quest’anno, vinta da Cassandra Kulukundis. Nonostante la sua presenza di spicco, Leonardo DiCaprio ha dovuto aspettare ancora per la sua statuetta.
Michael B. Jordan: il primo Oscar per “I peccatori”
Uno dei momenti più attesi è stato il premio a Michael B. Jordan come miglior attore protagonista per I peccatori, diretto da Ryan Coogler. Jordan interpreta due fratelli gemelli nella Mississippi degli anni Trenta, in una storia che unisce dramma razziale e horror soprannaturale. È il primo Oscar in carriera per l’attore, accolto da una lunga ovazione.
Nel suo discorso, Jordan ha ringraziato la famiglia e Coogler, con cui collabora da più di dieci anni. Il suo successo lo inserisce in un club ristretto di attori afroamericani premiati nella categoria principale, insieme a leggende come Sidney Poitier e Denzel Washington. I peccatori partiva con un record di 16 candidature, ma alla fine ha portato a casa “solo” quattro premi, tra cui la sceneggiatura originale di Coogler, la colonna sonora firmata da Ludwig Göransson e la fotografia, con Autumn Durald Arkapaw prima donna a vincere in questa categoria.
Jessie Buckley e Amy Madigan: le donne sul podio
Il premio come miglior attrice protagonista è andato a Jessie Buckley per Hamnet – In nome del figlio, un dramma storico firmato da Chloé Zhao, tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell. Il film racconta la tragedia familiare che ha segnato la vita di William Shakespeare, con la morte prematura del figlio Hamnet. Per Buckley, è il primo Oscar e la prima attrice irlandese a vincere in questa categoria.
Tra le attrici non protagoniste, la sorpresa è stata Amy Madigan con Weapons. A 75 anni, è la seconda più anziana a ricevere questa statuetta, dietro solo a Peggy Ashcroft. La sua vittoria è stata accolta con entusiasmo, anche per il richiamo alla parodia iniziale della serata che la aveva messa in luce. Madigan ha dedicato il premio al marito Ed Harris, suo storico compagno nella vita e nel cinema.
Premi tecnici e riconoscimenti internazionali animano la serata
La cerimonia ha celebrato anche altri talenti dietro le quinte. Guillermo Del Toro ha visto il suo Frankenstein trionfare in tre categorie: scenografia, costumi e trucco. Un riconoscimento importante per un film molto apprezzato da critica e addetti ai lavori. Nel campo dell’animazione, il coreano KPop Demon Hunters ha vinto come miglior film e miglior canzone originale, segnando un primato per il K-pop agli Oscar.
Il miglior film internazionale è andato a Sentimental Value, la prima pellicola norvegese a conquistare questo premio. Il documentario Mr. Nobody Against Putin ha invece ottenuto il riconoscimento più importante, mettendo in luce la propaganda di guerra nelle scuole russe dopo l’invasione dell’Ucraina. Tra i cortometraggi, un raro ex aequo ha premiato sia The Singers sia Two People Exchanging Saliva, quest’ultimo co-prodotto dall’italiana Valentina Merli, unico trionfo italiano di questa edizione.
Una serata segnata da politica, ricordi e emozioni
Come spesso accade, anche quest’anno la politica ha fatto capolino tra i premi. Javier Bardem, in veste di presentatore, ha mostrato un badge con la scritta “No alla guerra” e ha lanciato un appello forte, includendo un chiaro “Free Palestine”. Segni di un Oscar più attento e impegnato sui temi caldi del momento.
L’In Memoriam ha toccato il cuore del pubblico, ricordando con rispetto volti noti come Diane Keaton, Catherine O’Hara, Robert Duvall, Val Kilmer e Claudia Cardinale. Alcune assenze hanno acceso il dibattito, come quelle di Brigitte Bardot e Richard Chamberlain. Due momenti hanno colpito particolarmente: Billy Crystal che ha parlato con dolore del regista Rob Reiner, ucciso con la moglie dal figlio, e il commovente tributo finale di Barbra Streisand a Robert Redford, amico e collega di una vita, chiuso con l’esecuzione di “The Way We Were”.
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### Oscar 2026: la lista completa dei vincitori
– Miglior film: Una battaglia dopo l’altra
– Miglior regia: Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
– Miglior attore protagonista: Michael B. Jordan – I peccatori
– Miglior attrice protagonista: Jessie Buckley – Hamnet
– Miglior attore non protagonista: Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra
– Miglior attrice non protagonista: Amy Madigan – Weapons
– Miglior sceneggiatura originale: Ryan Coogler – I peccatori
– Miglior sceneggiatura non originale: Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
– Miglior film d’animazione: KPop Demon Hunters
– Miglior film internazionale: Sentimental Value
– Miglior colonna sonora originale: Ludwig Göransson – I peccatori
– Miglior canzone originale: “Golden” – KPop Demon Hunters
– Miglior fotografia: Autumn Durald Arkapaw – I peccatori
– Miglior montaggio: Andy Jurgensen – Una battaglia dopo l’altra
– Miglior scenografia: Tamara Deverell, Shane Vieau – Frankenstein
– Migliori costumi: Kate Hawley – Frankenstein
– Miglior trucco e acconciature: Mike Hill, Jordan Samuel, Cliona Furey – Frankenstein
– Miglior casting: Cassandra Kulukundis – Una battaglia dopo l’altra
– Miglior sonoro: Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo, Juan Peralta – F1
– Migliori effetti visivi: Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon, Daniel Barrett – Avatar – Fuoco e cenere
– Miglior documentario: Mr. Nobody Against Putin
– Miglior cortometraggio documentario: All the Empty Rooms – Le stanze di chi non tornerà
– Miglior cortometraggio d’animazione: The Girl Who Cried Pearls
– Miglior cortometraggio live action: The Singers e Two People Exchanging Saliva
