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Mr. Nobody Against Putin: il documentario clandestino che smaschera l’indottrinamento nelle scuole russe premiato agli Oscar 2026

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Redazione

A Karabaš, città industriale avvolta da una cappa di smog e decenni di sfruttamento, la scuola non è più un semplice luogo di apprendimento. Qui, leggere e scrivere passano in secondo piano rispetto a una lezione imposta: la propaganda patriottica. Pavel Talankin, insegnante e protagonista del docufilm “Mr. Nobody Against Putin” — premio Oscar per il Miglior Documentario nel 2026 — ha messo in luce un sistema scolastico piegato a uno scopo politico preciso.

Per due anni, insieme al regista David Borenstein, ha ripreso di nascosto le aule dove studenti russi si trovano immersi in un racconto manipolato, una narrazione che riscrive la storia e li prepara a un futuro segnato dalla guerra. Il risultato? Un ritratto crudo, quasi doloroso, di una generazione sotto assedio.

Propaganda in classe: come la scuola diventa un megafono patriottico

Tra i banchi di Karabaš la scuola non è più un rifugio. Il documentario mostra come l’istruzione sia stata trasformata in una macchina di propaganda statale. Le lezioni si concentrano meno sulla storia vera e più sulla gloria nazionale, raccontando l’operazione militare in Ucraina come una missione eroica e giusta.

Talankin osserva con crescente inquietudine i suoi studenti divisi in due gruppi. I più piccoli partecipano a spettacoli patriottici, cantando cori e mimando gesti che esprimono un entusiasmo quasi imposto per i valori nazionali. I più grandi, adolescenti alla fine del percorso scolastico, vengono preparati con addestramenti militari, a volte affidati a membri del Gruppo Wagner, per diventare protagonisti sul campo di battaglia.

Le immagini più crude del docufilm raccontano questa militarizzazione precoce, un’invasione della guerra dentro l’infanzia. L’ideologia antoccidentale diventa un mantra trasmesso senza spazio per dubbi o riflessioni. Questi ragazzi, incapaci di comprendere le complesse dinamiche internazionali, ricevono una versione filtrata e distorta della realtà, confezionata per ottenere consenso e conformismo.

L’insegnante che resiste in silenzio al conformismo

In mezzo a tutto questo, Talankin è un uomo diviso tra il conformismo e la voglia di ribellione. Il documentario non si limita a mostrare l’indottrinamento, ma segue da vicino la sua resistenza silenziosa. Nonostante il senso di impotenza e la consapevolezza di essere parte di un meccanismo pericoloso, cerca di mantenere un rapporto umano con i suoi studenti.

Con piccoli gesti di disobbedienza – uno sguardo, una parola sottovoce, lezioni alternative tenute nascoste – il professore mette in luce il conflitto di chi prova a opporsi dall’interno a una narrazione totalitaria. La sua posizione si fa sempre più fragile, soprattutto quando le autorità cominciano a considerarlo un elemento “scomodo”.

Il film alterna sequenze di osservazione a momenti di riflessione intima, restituendo il peso di una solitudine che cresce, tipica di chi vive e lavora sotto un regime che soffoca ogni spazio di dissenso. Questa prospettiva rende tangibile la difficoltà di opporsi al fanatismo nazionalista in un ambiente spesso rassegnato o intimorito.

Un documento che fa luce su censura e controllo sociale in Russia

“Mr. Nobody Against Putin” va oltre la scuola e racconta l’intera comunità di Karabaš. Qui ogni segno di critica o dubbio si trasforma in un rischio concreto, spingendo la gente all’autocensura. Il documentario si fa specchio di un sistema autoritario dove la narrazione governativa domina ogni aspetto della vita, pubblica e privata.

Il lavoro ricorda quello di Vitaly Mansky, famoso per le sue denunce contro i regimi totalitari, e si pone come testimonianza diretta di chi cerca con fatica di mantenere uno sguardo critico e umano. Il racconto mette in luce il continuo compromesso tra la voglia di sopravvivere in un sistema repressivo e quella di non perdere la propria integrità morale.

Il controllo statale su cultura e istruzione, ben visibile nel film, sta ridefinendo il futuro delle nuove generazioni russe. La battaglia di Talankin è quella di chi prova a difendere uno spazio di libertà intellettuale, l’ultima barriera per resistere a un’ideologia che vuole riscrivere passato, presente e futuro.

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