
Al Festa se n’è andato a 68 anni, dopo una lunga battaglia contro la leucemia. Viveva a Viterbo, ospite del fratello, dove domani saranno celebrati i funerali. Poche settimane fa aveva perso Stefania Stella, attrice e produttrice, compagna e musa di una vita. Il dolore lo aveva affidato ai social, con parole cariche di struggimento, promettendo che presto l’avrebbe raggiunta. Regista e compositore, Al Festa era un artista eclettico e generoso, capace di intrecciare musica e cinema in una carriera segnata da un amore profondo per il thriller e l’horror. Un maestro del cinema di genere italiano, diventato punto di riferimento per molti appassionati.
Da Roma a Ibiza: la musica che apre la strada al cinema
Nato a Roma l’11 settembre 1957, Al Festa ha studiato in modo classico e si è diplomato in musica e composizione. Queste due passioni hanno segnato tutta la sua vita professionale: musica e cinema, sempre insieme, come facce della stessa medaglia. Prima di mettersi dietro la macchina da presa, Festa era già noto come compositore e tastierista, autore di colonne sonore per film italiani di vario genere. Ha diretto più di centocinquanta videoclip, lavorando con produzioni italiane e straniere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un autore attento e aperto alle nuove forme audiovisive.
Il suo debutto come regista è del 1992, con Gipsy Angel, girato in gran parte a Ibiza. Quel film è stato il vero trampolino per affinare la sua capacità di raccontare storie per immagini, con una colonna sonora tutta sua a sottolineare quanto fosse forte il legame tra suoni e immagini nel suo modo di lavorare.
Fatal Frames: il cult che ha segnato un’epoca
Il successo più grande per Al Festa arriva a metà anni Novanta con Fatal Frames – Fotogrammi mortali. Un thriller ambientato in una Roma insolita e inquietante, che racconta la caccia a un serial killer chiamato il “Video Killer”. Il film ha una coppia protagonista d’eccezione: Stefania Stella, compagna di vita di Festa, e un cast di volti noti come Donald Pleasence, Rossano Brazzi, David Warbeck, Alida Valli, Angus Scrimm, Ugo Pagliai, Giorgio Albertazzi e Ciccio Ingrassia. Fatal Frames è diventato subito un cult per gli appassionati di thriller e horror, vincendo nel 1996 il Gran Premio Lucio Fulci al Fantafestival, un riconoscimento che ne ha consacrato il valore nella storia del cinema italiano di genere. Nonostante le difficoltà produttive, Festa ha realizzato un film intenso, non solo per la trama, ma anche per l’atmosfera e la qualità artistica, arricchita dalla sua colonna sonora.
Dopo Fatal Frames, Festa ha continuato a esplorare il connubio tra musica e immagini con titoli come Progetto Sapientia, dedicato al paranormale, e L’eremita , a cui ha lavorato anche come compositore. Nel frattempo ha firmato colonne sonore per diversi b-movie italiani, tra cui Robowar – Robot da guerra e After Death – Oltre la morte, confermando la sua abilità nel mescolare generi e linguaggi diversi.
Un artista a tutto tondo, tra musica, cinema e spiritualità
Al Festa non è stato solo un regista o un compositore: il suo lavoro ha attraversato media e forme artistiche diverse. La musica è stata il cuore pulsante della sua creatività, e ogni sua colonna sonora racconta un pezzo del suo mondo interiore. Ha portato avanti la sua carriera con indipendenza, diventando una figura di culto, pur senza mai raggiungere il grande pubblico che avrebbe meritato.
Negli ultimi anni si è dedicato anche a temi spirituali, organizzando eventi culturali come la mostra La grande luce. Padre Pio tra scienza e fede, ispirata alle ricerche del dottor Giorgio Festa. Oltre all’artista, c’era un uomo sensibile e attento, amante degli animali, che ha accolto e curato molti cani e gatti nella sua vita.
Al Festa lascia un’eredità fatta di originalità, indipendenza e passione. I funerali a Viterbo saranno un momento per salutare un artista che ha saputo guardare al cinema italiano con uno sguardo unico e personale.
