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Alessandro Safina
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Il cantante lirico nato 33 anni fa a Siena ma ormai francese di adozione, che ha dato voce ad una idea musicale basata sull'unione di pop e opera lirica. Progetto che nasce in Francia, ma che ha avuto nei momenti chiave del suo sviluppo alcune interessanti "estensioni" italiane. Aveva solo nove anni quando, seguendo una precisa vocazione, decise di dedicarsi al canto operistico. "Mio padre", ricorda, "cantava spesso. Non era un professionista, lo faceva perché gli piaceva. Credo che sia stato questo il motivo che mi ha spinto a cantare, è come una malattia".
Oggi Safina è un appassionato interprete dei personaggi delle opere più famose, apprezzato tanto sui palcoscenici francesi che americani, tedeschi, inglesi. Sia che sia impegnato a cantare la Boheme di Puccini o Eugene Onegin di Tchaikovski , sembra comunicare sempre la consapevolezza di essere stato così fortunato da guadagnarsi da vivere con la sua arte, e di conseguenza la sua gioia. "La voce è qualcosa di magico", dice, "uno strumento speciale che è dentro di te e che non hai bisogno di trasportare".
Quando qualcuno è sorpreso nel vederlo interpretare questo genere di musica, Safina risponde: "So che per molte persone i cantanti d'opera sembrano in qualche modo assurdi. Per molti la musica operistica è terribilmente fuori moda. Questo è un peccato per la Francia, che ha una tradizione in questo senso, ma lo è ancora di più per l'Italia che dovrebbe rispettare di più il bel canto.
Abbiamo un grande patrimonio che non possiamo perdere". In "INSIEME A TE" , il suo CD, Assandro è assolutamente consapevole di aver cambiato il suo stile vocale, anche se ha mantenuto quella forza espressiva che ha sempre avuto nell'interpretazione di brani d'opera. "E' una specie di musica pop classica, è una cosa molto italiana, con un'anima italiana intendo. E' qualcosa di emozionante. Non suona come Verdi o Puccini, ma o ho voluto cantare con quella stessa forza e ispirazione" .
Dopo aver brillato nell'interpretare arie che appartengono ai grandi compositori del passato, gli stessi che hanno toccato il cuore di tante generazioni, Alessandro Safina ha sentito il bisogno di qualcosa di nuovo. "Mentre ascoltavo queste nuove composizioni, mi rendevo conto di quanto sarebbe stato bello interpretarle io per primo. Significava cantare senza riferirsi al passato e quindi di sentirsi nella felice condizione di creare qualcosa di nuovo, qualcosa di proprio".
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