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Festival di Sanremo 2019

La cronaca della quarta serata, venerdì 8 febbraio 2019

Commento a cura di Cristiano Mancin

La quarta serata del Festival prevede la rivisitazione dei 24 brani in gara con l'ausilio di altri artisti e, all'occorrenza, diversi arrangiamenti.
Da quando fu ideato questo tipo di format, nel 2005 sotto la conduzione di Paolo Bonolis, è stata sempre la serata più attesa ed amata, capace di risollevare anche gli ascolti più deludenti.
Ed è quello che senz'altro si augura Claudio Baglioni, il cui Festival-bis sta registrando una flessione in termini di ascolti rispetto all'anno precedente.

Apre la serata come di consueto Claudio Baglioni: la scelta stavolta cade su “Acqua dalla luna”, con coreografia in stile circense e un po' magico come il testo della canzone.

Cambia il sistema di votazione: da stasera il televoto vale il 50%, la Sala Stampa il 30% e la giuria demoscopica viene sostituita dalla “giuria d'onore”, che peserà per il 20%.
Giuria d'onore (e non “di qualità” o “di esperti” come la si è sempre inopportunamente definita) composta da Mauro Pagani (presidente di giuria), Elena Sofia Ricci, Claudia Pandolfi, Joe Bastianich, Ferzan Ozpetek, Camila Raznovich, Beppe Severgnini e Serena Dandini.
A questa giuria è affidato anche il compito di assegnare il premio per la miglior performance di questa serata.

I primi ad esibirsi sono Federica Carta e Shade (“Senza farlo apposta”) con Cristina D'Avena: la beniamina dei bambini dimostra che anche il pop è nelle sue corde e nell'insieme non sfigura.

Tocca poi a Motta (“Dov'è l'Italia”) con Nada: c'è affinità, ma il bel canto è un'altra cosa.

Irama (“La ragazza con il cuore di latta”) si esibisce con Noemi, che non aggiunge nulla alla costruzione del brano, lasciandosi sovrastare dal coro gospel.

Superospite musicale della serata è Luciano Ligabue.
Presenta il suo nuovo singolo, “Luci d'America” e, dopo un intermezzo comico con Claudio Bisio, “Urlando contro il cielo”.
Omaggia poi Francesco Guccini duettando con Baglioni in “Dio è morto”.

La gara riprende con Patty Pravo e Briga (“Un po' come la vita”) accompagnati da Giovanni Caccamo, la cui presenza risulta impalpabile quanto quella di Patty Pravo stessa.

Dopo la pubblicità è la volta dei Negrita (“I ragazzi stanno bene”) con Enrico Ruggeri e Roy Paci: l'anima rock di Ruggeri si abbina bene alla band aretina.

Il Volo (“Musica che resta”) si affida invece al violinista Alessandro Quarta: esibizione molto scenografica.

 

 

 

Dopo una gag musicale tra Claudio Baglioni e Virginia Raffaele (dovrebbero suonare entrambi la chitarra, ma Virginia non ha le corde) tocca ad Anna Foglietta una delle presentatrici del dopofestival, introdurre insieme a Claudio Bisio l'esibizione di Arisa (“Mi sento bene”) con Tony Hadley e i Kataklò: un tocco internazionale a uno dei pochi brani vivaci di questo festival.

Melissa Greta Marchetto, altra co-conduttrice del dopofestival, introduce invece, insieme a Baglioni, Mahmood (“Soldi”) con Guè Pequeno: toccata e fuga per lui, quasi non volesse sporcare troppo l'esibizione del collega.

Tocca poi a Ghemon (“Rose viola”) con Diodato e i Calibro35: interessante l'arrangiamento ma nulla più.

Francesco Renga (“Aspetto che torni”) punta invece alla pura eleganza, duettando con Bungaro, coautore della canzone, ed affidando ad Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel il compito di coreografare il brano. A mio parere è la performance migliore.

Ultimo (“I tuoi particolari”) va sul sicuro accompagnandosi con Fabrizio Moro: un'amicizia consolidata, una performance d'impatto.

La gara si prende una piccola pausa per lasciare spazio a un monologo di Claudio Bisio sulla difficoltà di essere padre, ispirato dal romanzo di Michele Serra “Gli sdraiati”. Lo chiude Anastasio, l'ultimo vincitore di X-Factor, che interpreta la parte del figlio presentando l'inedito brano “Correre”.

La presenza di tanti artisti in gara induce a stringere i tempi dello spettacolo, così da qui in avanti, al netto della pubblicità, ci sarà spazio solo per la gara.
Si esibiscono, nell'ordine:

Nek (“Mi farò trovare pronto”) con Neri Marcorè: abbandonato per un attimo il rock per regalare una performance più intimista e teatrale.

Boomdabash (“Per un milione”) con Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano: la solita vivacità con l'aggiunta di un coro di bambini.

The Zen Circus (“L'amore è una dittatura”) con Brunori Sas: una prova di mestiere di tutti quanti.

Paola Turci (“L'ultimo ostacolo”) con Beppe Fiorello, che si rivela anche un discreto cantante oltre che un apprezzato attore.

Anna Tatangelo (“Le nostre anime di notte”) con Syria: bel duetto, con Syria che vocalmente si fa preferire alla collega.

Ex-Otago (“Solo una canzone”) con Jack Savoretti: l'italo-inglese è una garanzia, ma il brano non sembra ingranare comunque.

Enrico Nigiotti (“Nonno Hollywood”) con Paolo Jannacci al pianoforte e Massimo Ottoni, esponente della sad art (l'arte di disegnare sulla sabbia): poetici.

Loredana Bertè (“Cosa ti aspetti da me”) con Irene Grandi: una prova rock che merita una standing ovation, ancor più se si pensa che la Bertè si è esibita con la febbre.

Daniele Silvestri e Rancore (“Argentovivo”) con Manuel Agnelli: un tocco di efficace eccentricità.

Einar (“Parole nuove”) con Biondo e Sergio Sylvestre: monocordi.

Simone Cristicchi (“Abbi cura di me”) con Ermal Meta: il brano di per sé molto teatrale non lascia spazio di improvvisazione.

Nino D'Angelo e Livio Cori (“Un'altra luce”) con i Sottotono, di nome e di fatto.

Achille Lauro (“Rolls Royce”) con Morgan: rock, stravaganza e... strafattanza!

A differenza delle altre sere, non viene fornito nessun dato parziale sulle votazioni.

Il premio per il miglior duetto della serata, consegnato ai vincitori dalle mani del Governatore della Liguria, Giovanni Toti, viene assegnato, tra lo stupore generale del pubblico, a Motta con Nada.


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