Dario Gai
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Dario Gay meglio conosciuto come Dario Gai, inizia la sua carriera grazie ad un concorso vocale “Rino Gaetano nuove voci” che vince nel 1987.

Esordisce nel 1982, al concorso per artisti emergenti “Il Talentiere” (ex “Festival degli sconosciuti”), dove viene notato dai due organizzatori Rita Pavone e Teddy Reno, che lo invitano ad esibirsi al loro tour invernale. La collaborazione con la Pavone continuò anche in seguito, e nel 1990 Dario collaborò con lei nel pezzo Gemma, inserito nel disco Gemma e le altre. Per evitare facili ironie, scelse come nome d’arte “Dario Gai”, tornando al suo vero cognome solo dopo aver dichiarato pubblicamente la sua omosessualità.

Nel 1985 vince il Premio Rino Gaetano con il brano Oh Dolores!. In quest’occasione inizia la sua collaborazione con Enrico Ruggeri, per il quale scrisse varie canzoni, fra cui Le luci della sera e La signora del tempo che vola, poi inserite nell’album La parola ai testimoni.

Nel 1988 esce il suo primo album Nella vita di un artista c’è sempre un disco che ha per titolo il suo nome, scritto insieme a Ruggeri ed a Luigi Schiavone. Al suo interno si trovano Dammi un’emozione, finalista al Festivalbar 1988, e Diamante, finalista delle “Voci nuove canale 5″ dello stesso anno. Nel 1989 vince il premio della critica al Premio Rino Gaetano.

Partecipa al Festival di Sanremo 1990 nella sezione Nuove Proposte, arrivando in finale con la canzone Noi che non diciamo mai mai. L’anno seguente è nuovamente in concorso al Festival di Sanremo 1991 con Sorelle d’Italia. Il testo della canzone, che parla di camionisti, prostitute e viados, provoca scandalo, ma viene stroncato dalla critica ed il brano viene subito eliminato dalla manifestazione. Nello stesso anno esce il secondo album Nonsoloamore, sempre scritto a quattro mani con Ruggeri.

Dopo alcuni anni passati a comporre canzoni per altri artisti (fra cui la Pavone, Milva e gli O.R.O.), nel 1995 pubblica il CD singolo Basta con le favole. Il disco, scritto per la prima volta interamente da lui, è patrocinato da “Fonopoli” di Renato Zero, e parla di sesso senza amore e disavventure giovanili.

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Partecipazioni al festival

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