Oscar Carboni
Oscar Carboni (Ferrara, 9 settembre 1914 – Ferrara, 28 marzo 1993).
Ventunesimo nato di una numerosissima famiglia ferrarese, dopo aver fatto il garzone nella merceria paterna, cominciò a cantare prima come cantante di serenate su commissione e successivamente, all’inizio degli anni trenta nelle balere della sua zona.
Entrò, incoraggiato dal Maestro Tito Petralia, all’EIAR come cantante della radio vincendo il secondo concorso per voci nuove Gara nazionale per gli artisti della canzone, indetto dall’ente radiofonico nel 1939 (a cui parteciparono 2.600 concorrenti), con Silvana Fioresi, Dea Garbaccio, Aldo Donà, Norma Bruni, Laura Barbieri, Fedora Mingarelli, Alberto Amato ed altri quattro cantanti.
Esordì perciò il 1º gennaio del 1940 accompagnato dall’orchestra Barzizza con ingaggio di 28 lire giornaliere; proseguì un anno dopo con quella di Angelini. Interpretò brani celebri come Firenze sogna – di Cesare Cesarini e Ti-pi-tin di Galdieri e Di Palma, cantate anche con il coro del Trio Lescano – , Chiesetta alpina – cantata in coppia anche con Silvana Fioresi – E zitto amore, Mamma buonanotte, Al viale dei colli, Settembre ti dirà, Piccola santa (scritta nel 1941 da Astro Mari e Eldo Di Lazzaro che venne poi ripresa da Luciao Tajoli), Il tango del mare (suo autentico cavallo di battaglia scritta per lui da Nisa e Redi), Primo amore – facendone un’interpretazione più leggera e suadente di quella di Carlo Buti che l’aveva anche composta -, Stelle di Spagna, Vila triste – scritta da Mario Ruccione e che sarà la definizione data alla casa di via Paolo Uccello a Milano dove operava la famigerata Banda Koch – quindi La mia canzone al vento e Miniera entrambe di Cherubini e Bixio oltre a Quell’uccellin che vien dal mare del solo Bixio Cherubini e Quella dolce Madonnina di Cairone e Galdieri, divenendo nel 1942 la voce più popolare della canzone italiana.
La sua voce sottile – a tratti quasi femminile – melodiosa e garbata, gli valse l’appellativo di usignolo della canzone. Nilla Pizzi ricordò in un’intervista che da ragazza si metteva in ginocchio abbracciando l’apparecchio radio di casa per porgere l’orecchio il più vicino possibile all’altoparlante e cogliere meglio le sfumature vocali del divo canoro del momento rivale di Alberto Rabagliati, Natalino Otto e Ernesto Bonino.

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